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L’attrice di Noventa

Barbara Venturato, l’Italia chiamò... in tv con "Mameli"

Nella miniserie Mameli, Barbara ha interpretato una marchesina. Ha recitato anche in Doc3 e Il paradiso delle signore
Nella mini serie tv Barbara Venturato, 28 anni, ha interpretato la marchesina Geronima Ferrett
Nella mini serie tv Barbara Venturato, 28 anni, ha interpretato la marchesina Geronima Ferrett
Nella mini serie tv Barbara Venturato, 28 anni, ha interpretato la marchesina Geronima Ferrett
Nella mini serie tv Barbara Venturato, 28 anni, ha interpretato la marchesina Geronima Ferrett

Talentuosa, affascinante, vicentina: Barbara Venturato, 28 anni, è uno dei volti veneti più promettenti nell’ambito del grande e piccolo schermo. Negli ultimi cinque anni l’attrice noventana ha inanellato titoli di prima grandezza, entrando nel cast di serie tv della Rai come “Mameli-il ragazzo che sognò l’Italia”, “Romanzo famigliare”, “Doc3-nelle tue mani” e “Il Paradiso delle Signore”. Nel 2023 ha debuttato al cinema con “Rido perché ti amo” per la regia di Paolo Ruffini e preso parte alla serie internazionale “Concordia” di Barbara Eder, presentata in anteprima lo scorso ottobre al Mipcom a Cannes e in uscita in Italia. Tra gli ultimi lavori va annoverato “L’acquario”, cortometraggio scritto e diretto da Gianluca Zonta, finalista al Festival Cortinametraggio 2024 e vincitore del Premio del pubblico e del Premio Artigiani dello spettacolo. 

Nel ruolo di marchesa in “Mameli”: qual è il ricordo più arricchente di quell’esperienza?
Quando ripenso ai giorni sul set di “Mameli” mi viene in mente l’atmosfera vibrante di una squadra di persone che si muove verso l’obiettivo comune di fare qualcosa di ambizioso e genuino. Non si è mai persa la leggerezza del gioco, nemmeno nei momenti più faticosi o con l’imprevisto dietro l’angolo. 

Come ha scoperto la vocazione per la recitazione?
È stata una scoperta quasi incidentale. Il liceo che ho frequentato dava la possibilità di prendere parte a dei corsi pomeridiani di teatro, così, essendo io un’adolescente particolarmente timida, ho pensato fossero una buona occasione di incontro, e ne ho approfittato. La mia curiosità si è sviluppata proprio a partire da quel primo momento di laboratorio. 

In ambito recitativo, qual è la qualità più difficile da ottenere? 
La difficoltà più grande è lasciarsi spiare nella propria intimità. Il che non vuol dire volersi far guardare, ma riuscire a essere così trasparenti e disponibili da far emergere la propria vulnerabilità. 

Tra le sue prove più recenti vi è una puntata della serie “Doc3”.
Sì, è andata in onda il mese scorso e, anche se per un periodo più breve, sono stata felice di entrare in un set così collaudato. Inoltre, mi ha fatto piacere incontrare di nuovo il regista Matteo Oleotto, che non vedevo dai tempi di “Romanzo famigliare”: lavorare insieme è sempre un momento stimolante. Vi è poi una serie internazionale, “Concordia”: una collaborazione tra Francia, Germania e Italia che tocca tematiche come l’intelligenza artificiale e i limiti che superiamo quando ci rapportiamo a essa. Non vedo l’ora che si abbiano dettagli più specifici sulla messa in onda in Italia. È stata la mia prima esperienza di confronto con attori di tutto il mondo, sicuramente una delle occasioni di lavoro a cui sono più affezionata. 

Qual è il massimo esempio di recitazione, in ambito cinematografico?
Le attrici e gli attori che sortiscono su di me il fascino più grande sono quelli che riescono a “mettere le mani in pasta” nel materiale umano, al punto da restituirne sfumature evidenti e sottili allo stesso tempo. Sono attori che risultano ai miei occhi sempre imprevedibili; penso a Susan Sarandon, Emma Stone o agli italiani Elio Germano e Fabrizio Gifuni. 

Cosa chiede a se stessa, come attrice?
Mi piacerebbe imparare a fare scelte via via più coraggiose, provando ad allontanarmi da cliché e convenzioni. 

Ai suoi massimi livelli, cosa significa “recitare”?
Significa far ri-suonare, riportare in superficie emozioni e pensieri che appartengono alla sensibilità di chi guarda, ma che fino a quel momento erano sopiti. 

Filippo Bordignon

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