LA RECENSIONE

«Tori e Lokita», lo sguardo umano e vero dei Dardenne

Da Lampedusa al Belgio lungo le rotte dei migranti. Lo speciale sguardo dei pluripremiati fratelli nella rappresentazione della realtà
Pablo Schils e Joely Mbundu, protagonisti del film «Tori e Lokita»
Pablo Schils e Joely Mbundu, protagonisti del film «Tori e Lokita»
Pablo Schils e Joely Mbundu, protagonisti del film «Tori e Lokita»
Pablo Schils e Joely Mbundu, protagonisti del film «Tori e Lokita»

I pluripremiati fratelli Dardenne sono dei veri e propri specialisti nella rappresentazione della realtà, abilissimi nel riconoscere gli elementi di finzione insiti nelle vite degli altri e pronti a diventare racconto cinematografico qualora uno sguardo compassionevole e creativo si posi su di loro. Il dato di cronaca stavolta è sotto gli occhi di tutti e oggetto della disumana noncuranza dei più: tra i migranti che arrivano dall’Africa sulle nostre coste non sono pochi i minori non accompagnati e disperatamente alla ricerca della loro famiglia.

I Dardenne, senza preamboli e fronzoli, con quello sguardo neutro, non intrusivo, che solo può consentire la libera nascita di una pietas e di un autentico coinvolgimento emotivo, ce ne presentano due: Lokita e il piccolo Tori; si sono conosciuti durante la traversata verso Lampedusa e sono diventati inseparabili, compagni, anzi fratelli di sventura.

Dalla Sicilia, dove hanno imparato la canzone «Alla fiera dell’Est», sono arrivati fino in Belgio. Lokita si era imbarcata nella speranza di poter un giorno mandare soldi a casa, alla madre e ai cinque fratelli, Tori per sfuggire alla persecuzione nei confronti dei presunti bambini-stregoni: la loro condizione è la feconda e tragica matrice del racconto cinematografico. La cinepresa dei Dardenne, sempre addosso ai loro corpi, ai loro volti, li coglie in un centro di accoglienza: a Tori è stato riconosciuto lo status di perseguitato; Lokita, per essere in regola, dovrebbe essere riconosciuta sorella di Tori da una burocrazia occhiuta e severa. Il film dei Dardenne mostra la loro emblematica tranche de vie e, senza trucchi e senza inganni, le loro tristi vicissitudini ci catturano, ci tengono in apprensione e ci colpiscono al cuore.•

 

Fausto Bona