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Schermi & Visioni

Da Cannes al Giappone passando per il Nevada

di Canini Luca

Anatomia di una caduta
Justine Triet (2023)
Per chi l’ha visto e per chi non c’era, dopo la Palma d’Oro portata a spasso sulla Croisette di Cannes, e dopo l’Oscar alla sceneggiatura originale firmata dalla regista Justine Triet con Arthur Harari, piatto forte di un menù che nella notte di Los Angeles comprendeva altre quattro nomination, sbarca su Mubi il premiatissimo «Anatomia di una caduta», uno dei film più lodati e discussi dell’ultima stagione cinematografica. Che a qualche mese di distanza dalla prima in sala, non ha perso nulla del sintomatico mistero che ne ha fatto un classico istantaneo. Merito di un meccanismo narrativo a orologeria che non lascia scampo allo spettatore, muovendosi tra le spirali di un noir velato di crime che nella seconda parte vira verso il giudiziario. Valore aggiunto una splendida (come al solito) Sandra Hüller, capace di restituire tutte le sfumature di una donna del mistero difficile da dimenticare. Voto: 7.5.

Monster
Hirokazu Kore’eda (2023)
Per vederlo al cinema in Italia toccherà aspettare il 22 agosto, in epocale ritardo rispetto alla presentazione sotto le stelle di Cannes (dove ha vinto il
Prix du scénario
per la migliore sceneggiatura) e a più di un anno dalla prima giapponese (il 2 giugno). Così hanno deciso Lucky Red e Bim, che si sono assicurate per l’Italia i diritti di «Monster», l’ultimo film di Hirokazu Kore’eda. Insomma, di tempo da ammazzare ce n’è ancora parecchio, ma voi nel frattempo iniziate ad aggiungerlo alla lista degli imperdibili. Perché qui davvero siamo in zona capolavoro, dalle parti del meglio del meglio di uno dei massimi autori del cinema di oggi (giapponese e non). La toccante storia di amicizia - che va oltre l’amicizia - tra due ragazzini, musicata da Ryuichi Sakamoto poco prima di morire, è un colpo al cuore che buca l’anima e resta dentro. Voto: 8.5.

Tremors
Ron Underwood (1990)
A proposito di classici istantanei, chi ha una certa età, diciamo chi ha superato i quaranta, non farà fatica a ricordarsi di «Tremors», film che ai tempi del trionfo della televisione generalista passava in seconda serata una settimana sì e l’altra pure. Complici forse i vermi giganti di «Dune», Netflix in questi giorni ha deciso di metterlo in catalogo e di darlo in pasto anche ai nativi digitali che sguazzano nell’horror in stile anni Ottanta ma che di horror dell’epoca, di solito, ne hanno visti pochini. La trama? È presto spiegata: nel deserto del Nevada delle gigantesche creature, gli «Agguantatori», poi ribattezzati «Graboid» nel sequel, spuntano dal suolo divorando i malcapitati di turno. Gli autori sono gli stessi di «Corto circuito», altro cult che trovate su Amazon; il protagonista invece è un giovane Kevin Bacon. Voto: 7+.

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