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Simbolo del Natale, custode della storia del mondo
Una nuova cometa splende nel cielo: il suo nome è Miss Mitchell

Diamante Braggion, cl. 3B  I.C.- Monticello Conte Otto

La scoperta della scienziata statunitense Maria Mitchell apre nuovi orizzonti nella astronomia.

“Sono fiera della mia scoperta, non solo per aver ricevuto una medaglia così importante, ma soprattutto per aver dato il mio contributo alla scienza”
Così esordisce l’astronoma Maria Mitchell, seconda donna nella storia a scoprire una cometa.
Siamo andati negli Stati uniti per conoscere e intervistare Maria Mitchell, cugina di quinto grado del famoso Benjamin Franklin; ci siamo trovati di fronte una donnina minuta, molto gentile e sorridente, ma anche estremamente determinata.
Una passione (quella per la scienza) non spontanea, ma indotta dai genitori. Così ci racconta Maria:
“Da piccola mi fu regalato un telescopio per il mio compleanno. Avevo appena compiuto nove anni e, come potete immaginare, una ragazzina di quell’età non può certo interessarsi agli astri, al  contrario! Avevo voglia di giocare con le bambole, e il mio sogno era quello di diventare una famosa giocatrice di tennis”. Quando ho ricevuto quel regalo, ho visto negli occhi dei miei genitori una luce particolare e, dovendo onorare quel dono davanti a tanto entusiasmo, la sera stessa mi sono recata in giardino per ammirare le stelle. Però non sapevo neanche da che parte prenderlo un telescopio. È stato mio padre, grande appassionato del cielo notturno, ad insegnarmi. A dodici anni aiutai mio padre a calcolare il momento di un eclissi lunare. Arrivata ai vent’anni iniziai ad appassionarmi in modo intenso al cielo, alle stelle, agli astri, alle comete e alle costellazioni.”
Maria è un fiume in piena, ci racconta con entusiasmo il nascere e il crescere della sua passione. Una passione che è diventata quasi ossessione:
“Non posso mangiare un biscotto senza pensare alla Luna, accendere una lampadina e non pensare alle stelle, vedere un carro lungo la strada e non pensare alla costellazione. Tutto mi ricorda il cielo di notte.”
Abbiamo poi chiesto alla scienziata di raccontarci del concorso che l’ha portata a vincere la medaglia d’oro. Sì, perché da alcuni anni il re Federico VII di Danimarca, appassionato di astronomia, ha bandito un concorso mettendo in palio una medaglia d’oro e la possibilità di dare il proprio nome all’astro scoperto.
Ecco allora che Maria decide di inviare alla commissione del concorso i dati da lei raccolti durante le lunghe ore di osservazione del cielo. A questi dati sormonta i risultati degli studi compiuti su frammenti di materiale cosmico precipitato sulla terra dalla scia di comete che, venendo a contatto con l’atmosfera, si sono sfaldate.  I frammenti sono composti da grani che contengono lunghe molecole organiche, forse le antenate delle molecole che hanno permesso il nascere della vita sulla terra. Sono certa che un giorno gli scienziati riusciranno a provare queste ipotesi.
Le comete si caricano così di un importante significato simbolico: “portatrici di vita”! L’avevano già intuito quei Magi che, inseguendone una, hanno trovato il Bambinello in fasce?
Miss Mitchell ci saluta sorridendo. “Nella scienza – ci dice – abbiamo anche bisogno di immaginazione. Non tutto è calcolo, non tutto è logica; ma è anche poesia e bellezza!”

Diamante Braggion
cl. 3B  I.C.- Monticello Conte Otto (VI)

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