La rivoluzione di Saccardo nel nome del Marzemino

IL PERSONAGGIO. Il viticoltore ha festeggiato gli splendidi ottant'anni. Lo ha riportato nella “sua” collina seguendo i consigli di Dall'Igna
Mario Saccardo nella Cantina con il suo brut “Bastia n° 10”. FOTO DONOVAN CISCATO|
 Il Torcolato di Saccardo
Mario Saccardo nella Cantina con il suo brut “Bastia n° 10”. FOTO DONOVAN CISCATO| Il Torcolato di Saccardo

«Ho compiuto 80 anni e i riconoscimenti per i miei vini sono ancora cresciuti». Con un sorriso aperto, carico di soddisfazione, Mario Saccardo ti viene incontro sbucando dal cuore della sua collina di Montecchio Precalcino. Alle spalle la cerchia delle montagne e l'occhio che si perde sulla pianura mettendo a fuoco i colori dei vigneti durante il riposo invernale. Saccardo è un imprenditore prestato alla viticoltura o un viticoltore che dall'attività imprenditoriale ha ricavato le risorse per coltivare una passione? «Le prime viti le ho piantate a Thiene - racconta Saccardo - in un appezzamento vicino al magazzino di materiali edili. Con il Merlot ho prodotto due ettolitri di Rosatello da bere in famiglia o regalare agli amici». Poi arriva la grande occasione. Un conoscente lo informa che sulla collina di Montecchio Precalcino è in vendita la tenuta Bastia. È l'occasione della vita che non bisogna farsi scappare. Otto campi e mezzo con un'abitazione in fase avanzata di costruzione. «La posizione era ottima ma la condizione dei terreni non si presentava tanto bene - racconta ancora Mario - Un po' di viti vecchie in filari abbandonati, cespugli, erba da tagliare… Erano gli anni Ottanta. Con l'aiuto di mio papà Luigi ho piantato quattromila viti, ma poi mi sono reso conto che per produrre vini di qualità bisognava cambiar marcia». Corsi a Conegliano, preparazione da sommelier, un enotecnico in cantina e, soprattutto, la voglia di raccogliere la sfida, salendo, grandino dopo gradino, verso i piani alti dei produttori della Doc Breganze.
L'avvocato Aldo Dall'Igna gli aveva riferito che in antichi documenti c'era traccia, già nel XV secolo, di un Marzemino prodotti dai frati sulla collina di Montecchio. Un vino ricercato, che era venduto a tre palanche, contro una palanca degli altri. Saccardo supera le diffidenze iniziali e il suo Marzemino diventa un prodotto di punta della Bastia. «Un giorno ricevo una lettera da Slow Food - ricorda - che annuncia un premio per il Marzemino da ritirare al Salone del Gusto del Lingotto a Torino. Subito ho pensato a uno scherzo perché non avevo mandato nessun campione. In un secondo tempo mi è venuta in mente la visita di una coppia che mi aveva rivolto un sacco di domande sui miei vini e aveva acquistato un po' di bottiglie». Erano le “sentinelle del gusto” di Carlin Petrini. Il gioco era fatto: «Al Lingotto mi tremavano le gambe - prosegue Saccardo - a fatica sono salito sul palco per ricevere il riconoscimento tra uno stuolo di produttori affermati».
È una consacrazione che porta bene al Marzemino e a tutta la tenuta Bastia. Oggi, dopo trent'anni passati sulla collina a curare con competente meticolosità le viti, a seguire la vinificazione in ogni suo momento, ad accogliere con familiarità i clienti, Mario guarda verso i filari. Nel cuore ha un desiderio e lo confessa a mezza voce: che la sua passione contagi qualche nipote e tenga viva la storia della Bastia, che prosegua tra i filari il solco che “nonno Mario” ha tracciato senza risparmio di fatica e di generosità
Gli ultimi riconoscimenti: 4 grappoli al Cabernet Sauvignon Bastia 2009, 4 al Torcolato 2010 per l'Ais. Luca Maroni: 90 punti al Marzemino 2010, 85 al Torcolato, 84 al Cabernet 2008 Riserva e al Togarello; ben 86 allo Spumante Bastia 10. Un viatico di prim'ordine per andare avanti.

Piero Maestro