Il pollo
in tecia

Il &ldquo;polastrelo in tecia&rdquo; della Locanda Benetti di Costabissara<br />FOTO FRANCESCO DALLA POZZA|
 Federico Benetti, Rocco Pretto (responsabile dei primi), Ronald Grinnell (principalmente dei secondi) e Fabio Benetti
Il &ldquo;polastrelo in tecia&rdquo; della Locanda Benetti di Costabissara<br />FOTO FRANCESCO DALLA POZZA| Federico Benetti, Rocco Pretto (responsabile dei primi), Ronald Grinnell (principalmente dei secondi) e Fabio Benetti

Si prende un pollastrello di cortile, spiumato e pulito, e lo si taglia a pezzi non troppo grandi e lo si mette in un tegame con un po' d'olio, senza aggiungere nient'altro salvo un po' di salvia e rosmarino. Lo si lascia cuocere così sul fornello piano piano, in modo che si faccia il suo sughetto e la carne diventi tenera e saporita. Si sala con moderazione e gli si aggiungono accanto delle patate a pezzetti. Come tocco finale, lo si passa in forno per un ultimo passaggio, che assicura una doratura croccante. Ecco: il “polastreo in tecia” è servito. La ricetta è ancora quella usata dal 1958, quando la Locanda Benetti di Costabissara, da semplice osteria con vino da asporto aperta da Adone Benetti e dalla moglie Elvira dieci anni prima, divenne una trattoria vera e propria. «Il “polastreo in tecia” rappresenta una cucina di casa, realizzata con ingredienti semplici ma saporiti - conferma Romeo Benetti, figlio di Elvira, la quale ancora oggi detta legge in cucina alla veneranda età di 90 anni (e li compie proprio domani) - e ha la sua consacrazione il 2 agosto per la cosiddetta “Festa dei omeni”, quando assieme a un bicchiere di vino bianco alla mattina, si mangi anche il pollo».
È un piatto così apprezzato, che non solo è in menu da oltre cinquant'anni, ma trova estimatori fedeli che scelgono il locale appositamente per gustarlo, ora preparato dal cuoco Ronald Grinnell, che segue alla lettera le indicazioni originali. «Mantenere e ravvivare la nostra tradizione culinaria è stata una decisione convinta», ribadisce Federico Benetti, 42 anni, che, assieme al fratello maggiore Fabio 44, figli di Romeo e Giannina (che lavorano anche loro nell'azienda) rappresenta la terza generazione di Benetti nella conduzione della trattoria, dal 1989 dotata anche di una ventina di camere. “I polli sono tutti ruspanti - sottolinea - per la maggior parte allevati a terra da noi, come i capponi che prepariamo per Natale. Abbiamo dovuto comunque rivolgerci anche a fornitori esterni perché la nostra produzione era insufficiente per le numerose richieste. Vengono cotti anche quattro o cinque polli al giorno».
Ma dei pollastrelli finiti in “tecia” si usano anche fegatini e durelli (ventrigli) che vanno ad arricchire un sapido e ricco intingolo per i tagliolini in brodo oppure si trasformano in un ragù per le fettuccine fatte in casa. Il vino consigliato? Pinot nero o Merlot.
Il POLLO
in tecia

Denise Battistin