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Il mondo delle cose astratte

Dalla Pozza Francesca, Scuola Gian Giorgio Trissino

Fin da piccoli ci hanno sempre insegnato che le emozioni e i pensieri sono delle cose astratte, perché non hanno forma e non le possiamo toccare. Ma se non fosse così?...

Mi chiamo Enrico Stili, vivo a Vicenza e studio la mente umana. Di recente, insieme ai miei colleghi, ho scoperto un mondo dove le emozioni, i pensieri e tutte le cose riguardanti la psiche, “prendono vita”. Abbiamo osservato come comunicano tra di loro per prendere decisioni e far agire le persone.

Grazie ad una macchina che siamo riusciti a costruire dopo anni ed anni di lavoro, alcuni di noi sono riusciti ad esplorare questo mondo a noi sconosciuto, per approfondire le nostre ricerche.
Io sono uno di quelli che ci è andato, e ora vi spiegherò ciò che ho visto.

Nel “mondo delle cose astratte”, ognuno di noi ha una casetta personale, dove dentro alloggiano i suoi pensieri e le sue emozioni. Abbiamo osservato che gli abitanti della casetta di una persona vanno a comunicare con quelli di altre persone, per influenzarci nelle nostre decisioni e nei nostri comportamenti.
La maggior parte delle volte che le persone cadono in uno stato di pigrizia e di noia, è perché la loro allegria e il loro entusiasmo sono andati in vacanza, lasciando la tristezza a regnare nella casa.
Quando invece ritornano, l’allegria e l’entusiasmo scacciano l’ansia e il pessimismo, portando di nuovo ottimismo e spensieratezza.

Ecco qualche episodio del mio lungo viaggio…

“E se non ricambia? Se non mi ama come lo amo io? Non so davvero cosa fare. Devo confidargli il mio amore o devo aspettare che sia lui a fare il primo passo?”
Maria pensava al ragazzo che le piaceva, ignorando completamente la professoressa di geometria che stava spiegando le nuove formule sui solidi.
“Ma no, dai, non puoi andare da lui e dirgli <<Ti amo. E tu?>>. E se non ricambia? Che figura fai davanti a tutti?”
La Timidezza si fece spazio fra i pensieri della ragazza.
Ma l’Amore non poteva stare a sentire tutte queste parole stupide, così si alzò dal letto, si vestì e prese la sua bicicletta fiammante, pronto per andare a trovare i pensieri di Edoardo, il ragazzo che piaceva a Maria.
Bussò alla porta e un nuvolone scuro lo investì.
“Il ragazzo deve essere molto confuso” pensò tra sé e sé. Entrò chiudendosi la porta alle spalle e avanzò fino al salotto. Qui trovò il Panico, che non la smetteva di camminare avanti e indietro per la stanza.
“Cosa faccio? Le devo chiedere se mi ama? E se non ricambia?”
Ripeteva ad alta voce senza nemmeno badare all’Amore.
“Hey, tu! Smettila di dire queste cose! Io sono l’Amore di Maria e ti assicuro che lei non aspetta altro che Edoardo vada da lei e le dica che la ama. Quindi gambe in spalla, devi dire al Coraggio del ragazzo che si faccia avanti e risolva la questione.”
Il Panico smise di girovagare per la stanza e corse a chiamare il suo coinquilino.

Una settimana dopo, camminando per il quartiere, mi soffermai davanti ad un edificio disabitato. Una grande scritta rossa occupava l’intera facciata anteriore: “TI AMO MARIA. EDOARDO.”



“Dai, solo un tiro, non morirai di certo!”
La Tentazione cercava di convincere Andrea a fumare, dato che tutti i suoi amici lo stavano facendo. Se non l’avesse fatto, sarebbe stato escluso dal gruppo e avrebbe dovuto passare il tempo con quei perdenti di Giacomo e Luca. Ad Andrea non stavano antipatici, anzi, li trovava più simpatici di quei quattro smorfiosetti con cui aveva deciso di passare il pomeriggio. Ma sappiamo tutti cosa si fa per essere accettati, no?
“Non ti azzardare!” il Buonsenso richiamò il ragazzo “Sai bene i rischi che corri se cominci a fumare, i tuoi genitori te l’hanno sempre detto.”
“Se non accetti, ti faranno del male, ne sono certa!” la Paura entrò nella stanza e cominciò a borbottare con gli altri.
Dopo cinque minuti buoni di profonda discussione tra i tre, si sentì bussare alla porta. Il Buonsenso andò ad aprire e fece entrare il Coraggio, il quale disse: “Il ragazzo non fumerà con quelli lì! Dirà loro di no e nessuno oserà far lui del male.”

Un mese dopo, entrato nel solito bar per fare colazione prima di andare in laboratorio, vidi un nuovo articolo appesa nella bacheca delle notizie. Tre ragazzi di 14 anni erano stati premiati per il servizio che avevano svolto in aiuto dei cittadini. Indovinate i loro nomi?
Si, proprio così… Luca, Giovanni e Andrea.



Dalla Pozza Francesca, Scuola Gian Giorgio Trissino

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