IL PERSONAGGIO

Il “Guru” del vino

Angelo Gaja non vuole essere chiamato “re dei rossi”: «Mi sento solo un artigiano». «Vado in direzione ostinata e contraria». «Serve rispetto per il vino»
Angelo Gaja, 75 anni, non pensa di andare in pensione: «La passione ti fa andare avanti anche nei momenti difficili, che non mancano mai». FOTO DI FRANCESCO  DALLA POZZA
Angelo Gaja, 75 anni, non pensa di andare in pensione: «La passione ti fa andare avanti anche nei momenti difficili, che non mancano mai». FOTO DI FRANCESCO DALLA POZZA

Guai a definirlo “re dei rossi”: «La monarchia è finita da un po' - ammonisce - preferisco presidente» e sorride. Il primo vigneto di Cabernet Sauvignon in Piemonte l'ha piantato lui, approfittando del fatto che il papà, del tutto contrario all'esperimento, si trovava in vacanza a San Remo. “Darmagi” disse quando tornò, che vuol dire “peccato”: oggi è il nome di un vino a cinque stelle. Se c'è una cosa che non sopporta «è essere “inchiodato” davanti al bicchiere di vino, perché il naso bisogna metterlo fuori», spiega, e infatti per sbarcare nei mercati esteri raccomanda di diventare narratori dei luoghi.
Angelo Gaja è un'etichetta vivente: a 75 anni è l'indiscusso signore del vino italiano, produttore di grandi rossi nelle sue tenute nelle Langhe, a Montalcino, a Bolgheri: Brunello, Barolo, Barbaresco, Pinot Nero, Cabernet, vini conosciuti in tutto il mondo e invariabilmente in vetta a tutte le possibili classiche.
Il nome con la “j” è di origine spagnola ma lui è fiero langarolo, nativo di Barbaresco, 600 anime e molte più vigne. (...)

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Silvia Castagna

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