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Europei 2012

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Europei 2012
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Come cominciare dall'esame di laurea. L'Italia debutterà a Danzica in una partita che ha il sapore di una finale: il 10 giugno azzurri contro la Spagna. I campioni d'Europa e del mondo in carica per misurare subito le ambizioni degli azzurri di Prandelli. All'ultima curva Barcellona e Real Madrid hanno deragliato e mancato la pronosticatissima finale di Champions ma l'Europa League è stata un derby in famiglia tra Atletico Madrid e Athletic Bilbao e più in generale non c'è dubbio che il calcio di Spagna stia vivendo un ciclo d'oro. E dopo gli spagnoli ecco il 14 giugno la Croazia, una mina vagante, e il 18, sempre a Poznan, la terza prova del girone contro l'Irlanda di quel sempreverde di Trapattoni che a braccetto con Tardelli sa dar vita alle magie in una terra in cui sanno apprezzarle come pochi. Un girone di qualificazione tutt'altro che semplice per un'Italia che all'Europeo non si è mai sentita di casa come sul palcoscenico più grande e prestigioso del Mondiale: quattro stelle sulla maglia degli azzurri, solo una vittoria invece nella massima competizione continentale, 44 anni fa. Roba da album dei ricordi quel 2-0 alla Jugoslavia siglato nella finale di Roma del 10 giugno 1968 dai gol di Anastasi e Riva nelle ripetizione della prima partita finita in parità, 1-1. Per tanti motivi l'Europeo è sempre stato per l'Italia più ostico del Mondiale, anche quando la squadra per vincere c'era, come nel luglio del 2000 nella finale-beffa di Rotterdam, persa 2-1 ai supplementari contro la Francia di Trezeguet e tante stelle. L'Italia che si appresta a vivere l'avventura degli Europei di Polonia- Ucraina si lascia alle spalle un paese che vivrà un'estate calcistica divisa tra gli alberghi del calciomercato e le aule dei processi della giustizia sportiva, esattamente come nel 2006, anche se allora lo scandalo si chiamava Moggiopoli e adesso ha l'etichetta di Scommessopoli. In Germania la squadra di Lippi, che proprio da qualche settimana ha fatto le valigie per andare ad allenare una ricchissima squadra di club in Cina ( come cambia il mondo...) fece gruppo contro tutto e contro tutti proprio come quella di Bearzot nel 1982 in Spagna e vinse il titolo. Quella di oggi è tutta un'altra storia, d'accordo, però nessuno come l'Italia sa andare con il cuore oltre l'ostacolo con il crescere delle difficoltà. Prandelli è il cittì della ricostruzione dopo il flop sudafricano e nelle intenzioni del presidente Abete l'Europeo dovrebbe essere una tappa in cui provare a sorprendere da outsider nel percorso che conduce ai Mondiale del 2014 in Brasile. Gli azzurri non partono in prima fila in questo Europeo, basta dare un occhio alle quotazioni dei bookmaker: Spagna e Germania favoritissime su una linea, poi, a distanza, l'Olanda e davanti anche Inghilterra e Francia. Chi punta 10 euro sull'Italia vincente può guadagnarne da un minimo di 110 a un massimo di 150. Outsider dunque, e neanche di lusso. Tanto meglio, il peso del pronostico si è spesso rivelato un fardello difficile da portare sulle spalle e tanto più lo sarebbe per una squadra che Prandelli ha voluto giovane e con un'esperienza relativa ad alto livello. Un gruppo blindato su un blocco-Juve che ha fatto meraviglie alla guida di Conte chiudendo con lo scudetto da imbattuti, ma che ha al suo arco altre frecce di valore, anche se poche certezze a livello assoluto e una minor abitudine ai confronti internazionali rispetto ad altre formazioni. E' però un'Italia che ha vinto il suo girone di qualificazione senza perdere una partita, che Prandelli ha plasmato piano piano nel carattere e nella mentalità, con un gusto per il gioco che non è sempre stato nel Dna di una Nazionale che spesso ha fatto grandi risultati passando per la scorciatoia della furbizia tattica, a costo di sacrificare la qualità dello spettacolo. A differenza di tanti suoi colleghi Prandelli ha dovuto pagare, come altri cittì italiani in passato, il prezzo delle imposizioni e degli interessi della Lega e quindi dei club rispetto alle esigenze della Federazione, perché in Italia della Nazionale ci si ricorda solo e sempre quando è schierata al centro del campo e la banda attacca l'inno di Mameli, mai quando avrebbe bisogno di cure e attenzioni per crescere (leggi per esempio i giorni di stage negati a Prandelli per il sovraffollamento dei calendari delle squadre di club). Malgrado tutto il pallone azzurro è ancora un simbolo di identificazione come pochi altri nel paese e lo è anche per i giocatori del Club Italia, nel solco di una tradzione bellissima, ammirata in tutto il mondo e ineguagliabile come la griffe di una maestro della moda. Perché neppure i cinesi potrebbero mai clonare un'Italia nella versione migliore, mix di astuzia, sacrificio, ardore, mestiere e classe:

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