L'INTERVISTA

«Essere cristiani oggi è un pericolo»

Parolin: «L'estremismo islamico si supera promuovendo il dialogo tra le religioni. Medio Oriente  e Iraq sono le zone più a rischio»
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano mentre celebra la messa a Monte Berico
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano mentre celebra la messa a Monte Berico
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano mentre celebra la messa a Monte Berico
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano mentre celebra la messa a Monte Berico

el Patrono.
Il cardinale è arrivato alle 10,25 a bordo di una “Skoda” station wagon azzurro metallizzato condotta da un maresciallo dei carabinieri in pensione. Con lui c'era la madre, Ada Miotti. Accolto dal sindaco Achille Variati e subito dopo dal vescovo Baniamino Pizziol, il porporato si è concesso alla folla, ha stretto mani, ha accarezzato bambini in quel modo fraterno a cui Papa Francesco ci abituati. Qualcuno si è avvicinato dicendo nome, cognome e paese di provenienza. Una signora gli ha ricordato di essere stata sua compagna di scuola alle elementari. Parole a cui il prelato ha risposto in maniera gentile, affettuosa tornando indietro con i ricordi e cercando in quei volti le espressioni della sua giovinezza.
«Sono molto addolorato per quanto accaduto alle tre religiose. Oggi annunciare il Vangelo e vivere la solidarietà cristiana in molte regioni del mondo è diventato un grande pericolo. E quanto accaduto in Burundi e in altri Stati lo sta dimostrando. Però le suore si trovavano lì perché nella loro esistenza avevano accettato di vivere secondo il concetto dell'amore di Cristo e non erano spaventate».

Ciò non toglie che molti cristiani vivano rischiando molto.
Come dicevo, essere cristiani è un grande pericolo, soprattutto in alcune regioni del mondo.

E come segretario di Stato Vaticano come sta operando?
Ci stiamo occupando di tutte le zone più calde, in particolare Medio Oriente e Iraq, sia con la chiesa locale sia con la diplomazia vaticana. Tra breve terremo una riunione che chiamerà a raccolta tutti i rappresentati pontifici di queste zone per valutare come coordinare le decisioni da prendere.

Impossibile non considerare l'estremismo islamico che sta diventando sempre più cruento.
Sicuramente, ma per superare questa questa situazione è necessario promuovere il dialogo tra Islam e Cristianesimo. Noi siamo su questa linea. Non si può prescindere dalle parole.

Ma gli estremisti?
Vanno isolati, non ci sono dubbi al riguardo. Però tutti gli estremismi.

Lei sostiene che è indispensabile pregare, ma la violenza continua.
Dobbiamo pregare per le tre suore e per tutti gli altri appartenenti a minoranze religiose che vengono perseguitate in nome della loro fede. Come ricorda spesso Papa Francesco, la Chiesa è stata mandata dal Signore per servire l'umanità e non per altri scopi. Lo ha ricordato anche nella Evangelii Gaudium nella quale sottolinea che Dio ci deve liberare da una chiesa mondana. Non dobbiamo lasciarci rubare il Vangelo.

Eppure facciamo fatica ad accettare i diversi come i profughi che stanno arrivano anche nel Veneto. Gli enti locali non li vogliono per molti motivi, alcuni anche condivisibili, ma tutto grava sul volontariato.
Credo che la Regione possa fare affidamento sulla Chiesa e in particolare sul volontariato sociale. Sotto questo punto di vista possiamo contare su forze consistenti, che si rimboccano le maniche. La politica, poi, è un'altra cosa.

Nei confronti dei migranti c'è ancora molta paura.
È la situazione del nostro mondo. Ci stiamo incontrando e, purtroppo a volte, anche scontrando per cui ci vorrà pazienza per passare da un atteggiamento fatto solo di paura e di rifiuto ad uno composto da parole come accoglienza, rispetto e riconoscimento.

Infatti, non tutti recepiscono questo concetto.
Mi farebbe piacere che ci incamminassimo lungo questa strada. Risultati immediati non ce ne saranno. Ma lo sforzo da parte di tutti deve essere quello di trovare la giusta strada da percorrere che, poi, è quella che ci indicano il Vangelo e la fede. Dobbiamo diventare lievito per la società.

Nell'omelia ha chiesto ai fedeli di pregare per lei.
Sì, perché ogni giorno dobbiamo fare i conti con nuovi e vecchi ostacoli, difficoltà interne ed esterne e tentazioni mai sopite.

Le suore uccise, i rapimento dei due sacerdoti vicentini in Camerun: quale futuro per le missioni?
Si tratta di una scelta che non dipende solo dalla Diocesi o dai diretti interessati, ma anche dal Governo. Accettare missionari che rischiano di essere rapiti o uccisi diventa un problema.
La diocesi deve tener conto delle forze in campo. Un tempo le missioni vicentine avevano più preti, di questi tempi sono meno. Ma se ci saranno ripensamenti non credo che, nella chiesa vicentina, verrà meno quello spirito missionario che l'ha sempre contraddistinta.

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Chiara Roverotto