L'azienda di Chiuppano

Nuovo colpo di scena nella Gas, spunta un possibile acquirente

La manifestazione dei dipendenti di Gas Jeans venerdì mattina davanti al quartier generale di Chiuppano. FOTO STUDIOSTELLA
La manifestazione dei dipendenti di Gas Jeans venerdì mattina davanti al quartier generale di Chiuppano. FOTO STUDIOSTELLA
La manifestazione dei dipendenti di Gas Jeans venerdì mattina davanti al quartier generale di Chiuppano. FOTO STUDIOSTELLA
La manifestazione dei dipendenti di Gas Jeans venerdì mattina davanti al quartier generale di Chiuppano. FOTO STUDIOSTELLA

Spunta il nome di un possibile acquirente per la Gas Jeans di Chiuppano. Nuovo colpo di scena dopo che il concordato non è stato omologato lo scorso 7 ottobre mancando il voto del maggiore creditore DeA Capital e in attesa che il giudice del Tribunale di Vicenza fissi l'udienza di fallimento. In ambienti finanziari è trapelato ieri il nome dell'imprenditore bellunese Walter Maiocchi che si sarebbe avvicinato ai maggiori creditori con la sua disponibilità a rivalutare un'operazione di salvataggio. In realtà un nome non nuovo nella vicenda dell'azienda: nel 2019 Maiocchi aveva siglato una lettera di intenti con la famiglia Grotto. Ma nonostante l'operazione avesse ottenuto il benestare dei principali creditori finanziari DeA Capital e Amco, la proprietà cambiò improvvisamente idea, avviando di fatto la procedura di concordato. All'epoca l'operazione avrebbe consentito l'immissione di oltre 10 milioni a salvaguardia della continuità aziendale e dei posti di lavoro. Dati peraltro resi noti dalla stessa Dea Capital nella lettera, di cui come noto il GdV è venuto in possesso, inviata ai dipendenti dopo il loro sit-in di venerdì scorso davanti all'azienda con le istituzioni a fianco, alla Regione e al Ministero dello sviluppo economico. Ministero al cui tavolo la stessa DeA, come è trapelato, ha dichiarato che non avrebbe fatto mancare il suo supporto se ci fosse stato un investitore serio che risolvesse i problemi di continuità aziendale.

LE CONDIZIONI. Ecco quindi il nome che ieri si è fatto avanti per il salvataggio di Gas. Walter Maiocchi risulta attivo nel rilancio di prestigiose imprese italiane tramite la holding "Finplace Due" con sede a Padova: ha investito tra l'altro nell'azienda toscana Malo di Campi Bisenzio, storico brand di maglieria di cashmere che rischiava di sparire dopo anni di gestioni mal condotte salvaguardando i 109 dipendenti. Come raccontarono le cronache del 2018, l'acquisizione era avvenuta alla cessazione dell'esercizio provvisorio che il Tribunale di Firenze aveva affidato alla guida del curatore fallimentare in un'asta quasi deserta. Ora il nome di Maiocchi torna per il salvataggio di Gas. Ad alcune condizioni, a quanto si è potuto apprendere. A partire dalla possibilità di vedere le carte dell'azienda, che non deve essere così agevole se è stata la stessa DeA Capital a riferire nella lettera ai dipendenti come, nonostante un provvedimento ad hoc del Tribunale, sia stato impedito ai creditori di poter analizzare i dati societari con l'obiettivo di ricercare soluzioni costruttive nell'interesse della società e dei posti di lavoro. Così come oggi Maiocchi sarebbe disponibile a rivalutare l'operazione, qualora anche il Ministero si rendesse disponibile a supportarla tramite strumenti di salvaguardia previsti dalla legge. Così come pure la forte discontinuità rispetto alla passata gestione è chiaramente una condizione per l'ingresso: mettendo delle risorse è logico pensare che il cavaliere bianco voglia come minimo tenere le redini.

IL PIANO. E qui in realtà non si può che tornare ad uno degli scenari in ballo, già anticipato dal GdV, per salvare la Gas evitando il fallimento. Quello cioè di un nuovo piano di concordato che possa nascere dall'accordo con i creditori e in particolare con DeA, ago della bilancia. E a questo punto un piano che consenta l'ingresso del cavaliere bianco. Non è possibile cioè dal punto di vista tecnico, da quanto si è potuto apprendere, essendo Gas nell'ambito di una procedura e in attesa peraltro di una data per l'udienza di fallimento, che l'acquirente arrivi e compri. Semmai il nuovo investitore potrà acquisire la partecipazione all'esito del concordato. E l'esito ha due scenari: il sì ad un nuovo piano o il fallimento. L'ipotesi in ballo nel primo degli scenari potrebbe essere quella di sacrificare i proprietari Grotto portandoli in minoranza, mentre i maggiori creditori DeA (34,5 milioni di chirografari) e la società del Tesoro Amco che ha ereditato i crediti delle ex Popolari venete (quasi 13 milioni) in maggioranza. In una cornice per i nuovi soci con clausole da rispettare a partire dalla salvaguardia di tutti i dipendenti e della continuità a Chiuppano. Ed è un minuto dopo l'omologa che l'investitore potrà bussare dai nuovi soci comprando la partecipazione. In questo modo l'azienda non fallirebbe e i creditori, in particolare il maggiore DeA, sarebbero in minima parte ripagati dei loro crediti. Se il nuovo piano non va in porto resta il fallimento che prevede due scenari. Il primo: il Tribunale in accordo con il commissario giudiziale può disporre l'esercizio provvisorio, significa che l'azienda in attesa di un acquirente potrà proseguire la sua attività e preservare valore mantenendo l'avviamento, le collezioni, i clienti. Ma l'asta che ne seguirebbe potrebbe vedere anche più acquirenti in lizza, e il possibile cavaliere bianco di oggi non avrebbe la certezza domani di avere l'azienda, oltretutto i chirografari resterebbero a mani vuote. Il secondo, il peggiore: fallimento senza esercizio provvisorio, si liquida e si licenzia.

Roberta Bassan