HOUDA HAMAMA

«Il Marocco attira
gli imprenditori vicentini»

Incontri a Vicenza con oltre 20 imprenditori «Successo assicurato con arredamenti e finiture E qui si apre una nuova società in 10-15 giorni»
Houda Hamama incontra gli imprenditori al desk di Made in Vicenza
Houda Hamama incontra gli imprenditori al desk di Made in Vicenza
Houda Hamama incontra gli imprenditori al desk di Made in Vicenza
Houda Hamama incontra gli imprenditori al desk di Made in Vicenza

È la porta per l'Africa. Ed è anche un Paese che sta conoscendo «uno sviluppo significativo». Houda Hamama, marocchina, parla un italiano fluente ed è referente dell'Ufficio di rappresentanza a Casablanca, cuore economico del Marocco, per l'Azienda speciale Made in Vicenza della Camera di Commercio. A Vicenza nei giorni scorsi ha incontrato faccia-a-faccia una ventina di imprenditori che avevano desiderio di capire le opportunità di penetrazione nel Paese.
Vicenza può conquistare il Marocco?
Vicenza può avere grande successo nella filiera legata all'edilizia turistica, commerciale, residenziale in gran fermento. E quindi a tutto quello che ruota attorno all'arredamento: mobili, cucine e soprattutto rifiniture d'interni dalle piastrelle, ai rubinetti, ai sanitari.
Vicenza è distretto dell'oreficeria, che opportunità ha?
In questo caso minori. Il Marocco ha una tradizione diversa in fatto di gioielleria, ancora caratterizzata da un tessuto di piccoli artigiani e un gusto più legato alle pietre e a gioielli di un certo sfarzo. Nulla toglie che questi artigiani vengano d'abitudine a visitare la fiera di Vicenza per capire in quale direzione sono orientati i nuovi gusti. Ma il terreno in cui Vicenza può avere soddisfazione e fare la differenza è quello delle rifiniture per interni.
Stile sfarzoso?
Tutt'altro. I progettisti, architetti, interior-designer hanno uno stile europeo e propongono arredamento funzionale, pratico, pulito, lineare e con cura dei dettagli. Lontano dallo stile tipicamente arabo. L'unica cosa sulla quale ci sarebbe da discutere sono i prezzi.
Si spieghi.
Il made in Italy gode di fascino negli operatori marocchini perché non c'è l'antagonismo storico legato ai motivi coloniali come c'è invece con Francia e Spagna. Questo per dire che l'Italia è benvoluta, ma non è competitiva a livello di prezzo. Lo capiamo peraltro: la ragione è legata alla tassazione e agli alti costi fissi che caratterizzano l'Italia, quindi francesi e tedeschi riescono ad essere più competitivi, anche se poi - soprattutto in fatto di tecnologia - gli italiani sono più apprezzati.
Che propensione al consumo c'è in Marocco?
Il divario tra la popolazione, che esisteva fino a qualche anno, tra estrema ricchezza ed estrema povertà si è allineato sulla nascita di un ceto medio che si sta allargando. Oggi gli stipendi di coloro che sono in possesso di un diploma possono essere paragonati senz'altro a stipendi europei e questa fascia di popolazione spende.
Che politiche ci sono in fatto di attrazione d'investimenti?
Un'azienda che s'installa in Marocco con una “sar”, il corrispondente di una srl, per i primi 5 anni gode di agevolazioni fiscali. In ogni città ci sono centri regionali d'investimento a cui appoggiarsi: in 10-15 giorni una società è già operativa con investimento iniziale di circa mille euro tra pratica e registrazione.
In Italia chi ha delocalizzato torna a casa a causa della scarsa qualità del lavoro. Che qualità si assicura in Marocco?
La manodopera è conveniente: gli operai specializzati ricevono la metà di uno stipendio italiano, i contributi incidono in modo minore. Come qualità il Marocco è più indietro. C'è però anche la possibilità di partnership commerciali, come quella intrapresa dalla ditta vicentina Barausse, che sta aprendo uno showroom di porte ad Arabat con un partner commerciale locale.

Roberta Bassan