Camera di commercio: i dati

Economia vicentina in riserva. Ordinativi in calo per la prima volta

L'economia vicentina va in riserva. La "macchina" continua a correre, ma il carburante comincia pian piano a scarseggiare. La spia gialla si accende con l'indagine congiunturale sul manifatturiero vicentino nel secondo trimestre 2022, elaborata dall'Ufficio studi della Camera di commercio e presentato ieri. La produzione industriale è aumentata sì dello 0,5% rispetto al trimestre precedente ma grazie in realtà alla coda di ordini accumulati nei mesi precedenti. In realtà il portafoglio di ordinativi, quel carburante che fa correre le imprese, inizia a calare: -3% le commesse interne, -0,7% il mercato estero. È la prima volta dal primo trimestre 2020, quando le imprese avevano dovuto chiudere forzatamente i cancelli causa lockdown.

Campanello d'allarme Sono «evidenti» i primi segnali di rallentamento. Lo dice chiaro l'indagine vicentina che non denota particolari differenze con i dati veneti presentati sempre ieri allo stesso tavolo della Camera di commercio di Vicenza dove, accanto al presidente Giorgio Xoccato, sedeva il presidente di Unioncamere veneto Mario Pozza. Da non sottovalutare - è stato ribadito - che la crescita non solo c'è ma, se anche si smettesse di produrre ora, l'effetto "trascinamento" sarebbe tale da permettere di chiudere l'anno comunque con livelli produttivi in crescita. Ma il secondo trimestre ha pigiato un «campanello d'allarme». E da quella che giusto un anno fa era stata definita una crescita «impetuosa» oggi si passa a frenare.

Le difficoltà Produzione come detto cresciuta dello 0,5% rispetto a gennaio-marzo (ma era +3,7% nel confronto tra primo trimestre 2022 e quarto trimestre 2021), la variazione del fatturato positiva (+2,9%), ma gravata dall'effetto prezzi per compensare i maggiori costi energetici e delle materie prime. Se poi si guarda indietro di un anno evidentemente la crescita è forte: +5,2% la produzione, +8,4% il fatturato (ma anche qui pesano i prezzi), crescita «molto positiva» anche rispetto al secondo trimestre 2021 in tutti i settori, in particolare moda, orafo e metalmeccanica. Ma, come detto, è il portafoglio ordini a preoccupare: -3% gli ordini domestici, -0,7% esteri. Ed è come un cane che si morde la coda, così come spiegano gli analisti Diego Rebesco (Vicenza) e Antonella Trevisanato (Unioncamere Veneto): calo degli ordini legato alla domanda che si indebolisce, dovuta all'inflazione, che a sua volta erode il potere di acquisto. E per non farci mancare nulla perde slancio la Germania legata a doppio filo a Vicenza, primo sbocco export soprattutto per la filiera automotive: per la locomotiva dell'Europa è previsto il rallentamento del Pil. Il conflitto Russia-Ucraina continua poi ad avere ripercussioni negative e l'economia resta «vulnerabile» agli sviluppi del mercato dell'energia.

Le prospettive E che si prospetti un «autunno complesso» è chiaro dalle indicazioni di chi tiene il polso delle imprese, anche se Xoccato è convinto che «pur in questa complessità il sistema è forte e le imprese che in questi ultimi due anni si sono dimostrate flessibili e resilienti sapranno trovare la via». Per Vicenza la complessità ulteriore è la fame di lavoratori. A fine giugno il manifatturiero vicentino impiegava 145.780 unità, in «forte aumento» sia rispetto a marzo (+1.185), che a giugno 2021 (+2.685). Secondo i dati Excelsior illustrati ieri, da agosto ad ottobre 2022 le imprese vicentine di tutti i settori richiederanno quasi 22 mila nuove figure in entrata (+990 rispetto allo stesso periodo 2021), ma il 47% non si troverà. Per ora nulla da eccepire sulla tenuta delle imprese nonostante 1,9 milioni di ore autorizzate di Cig (+10,4% rispetto al trimestre precedente). Le procedure concorsuali di fatto hanno riguardato un numero meno elevato di imprese (45 rispetto a 75) e i fallimenti sono stati 21 nel secondo trimestre, 3 in più rispetto al primo. Viene vista con una certa una sorpresa l'aumento dello stock di credito bancario alle imprese a 14,4 miliardi (+3,3%), con punte nel manifatturiero e costruzioni. Ma già si mettono le mani avanti sulla fine della politica Bce "accomodante". Si naviga con due mesi di produzione assicurata, ci sono ordini da smaltire. La spia ora però si accende.

Roberta Bassan