Dalla salvia la molecola che biostimola le colture

Lo stabilimento di Ilsa ad Arzignano
Lo stabilimento di Ilsa ad Arzignano
Lo stabilimento di Ilsa ad Arzignano
Lo stabilimento di Ilsa ad Arzignano

Roberta Bassan ARZIGNANO «Pentito? Assolutamente no, rifarei questa operazione cento volte perché, ora più che mai, c’è bisogno di aggregarsi, diventare forti, competere a livello globale con cinesi, indiani, americani. Inutile restare piccoli con il rischio, alla lunga, di soccombere». Ad un anno e mezzo dall’ingresso di Ilsa nel gruppo Biolchim attivo nel mondo dei concimi e fertilizzanti (fatturato consolidato di 114 milioni nel 2017), il presidente e amministratore delegato Paolo Girelli tira un bilancio positivo e di grandi prospettive per l’azienda di Arzignano. Un gruppo nel gruppo considerando che Ilsa spa a sua volta è capofila di aziende tra Puglia e Brasile con un consolidato di 27 milioni. Ma è ad Arzignano oggi che pulsa il «cuore industriale strategico», oltre che «il riferimento della ricerca e sviluppo», dell’intero colosso. E dove si è al lavoro per arrivare ad un preciso obiettivo nella filiera per produrre i biostimolanti naturali in agricoltura, caposaldo dell’impresa, per la cura e la nutrizione delle colture: «Produrre noi le materie prime». LO SVILUPPO. La strada appare finalmente in discesa dopo che è stato possibile utilizzare i terreni retrostanti lo stabilimento di Arzignano il cui utilizzo è stato bloccato per 17 anni: «Abbiamo avviato una nuova fase di sviluppo dell’azienda - spiega Girelli - per la realizzazione di nuovi depositi, nuovi impianti produttivi e nuove aree destinate all’attività di ricerca. Sarà realizzata anche una serra sperimentale e avviate coltivazioni di erbe aromatiche che saranno poi elaborate nei nostri impianti per la produzione di biostimolanti naturali, speciali formulati che aiutano le colture contro gli stress». «Il triacontanolo che estraiamo dall’erba medica, che non è una pianta aromatica - spiega -, è una molecola molto presente nelle fabacee e a noi serve per realizzare prodotti che lavorano a livello di metabolismo secondario delle piante, le aiutano cioè a non ammalarsi e ad avere qualità migliori di produzioni. Una ricca bibliografia - prosegue - sostiene che le erbe aromatiche sono ricche di molecole bioattive importanti per i nostri prodotti. Così coltiveremo noi le materie prime controllando l’intera filiera fino al prodotto finito. Ci siamo dotati di strumenti per andare ad estrarre la molecola, andremo a completare l’investimento tra fine 2019 e inizi 2020». L’EVOLUZIONE. Ilsa, nata nel 1956, ha investito quasi 19 milioni in ricerca e sviluppo negli ultimi 14 anni per biostimolanti, di cui 8,9 con il contributo di Regione, Stato, Ue. E ha contribuito a scrivere la storia della chimica verde fin dal 1972 con il lancio sul mercato di un concime organico tuttora in produzione, al 1993 con l’attivazione di un impianto di idrolisi enzimatica, al 2007 che ha visto l'inserimento della gelatina idrolizzata nella legge che norma l’uso dei fertilizzanti in Italia, al 2010 con il suo primo biostimolante di origine vegetale, al 2016 con l’attivazione di un impianto e di un processo “pulito” di estrazione di sostanze bioattive senza l’impiego di solventi organici. Nel frattempo una cura sui conti che ha visto la capogruppo Ilsa passare sì dai 26,7 milioni di fatturato del 2014 ai 22,4 milioni nel 2017 a fronte però di un ebidta quasi raddoppiato da 1,6 a 2,9 milioni: «Abbiamo fatto una scelta aziendale di qualità tagliando i prodotti a margine più basso e selezionando i clienti. Ma il fatturato ha già ripreso a crescere, Ilsa chiuderà il 2018 a 24,5 milioni e a 30 come gruppo, senza pregiudicare la marginalità, attraverso prodotti frutto dell’innovazione e con l’apertura di nuovi mercati. IL FUTURO. Non a caso la voce di Paolo Girelli arriva dalla Repubblica Dominicana dove sta sondando un nuovo mercato: «Quello che sta accadendo nel mondo e anche in questi Paesi è l'attenzione sempre maggiore alla sostenibilità e a pratiche in agricoltura sempre più con prodotti a basso impatto ambientale. Noi abbiamo protocolli per ogni singola coltura anche esotica come banane, ananas, avocado, mango che permettono di avere prodotti più sani e meno contaminati. Nel caso specifico questo Paese che esporta quasi tutti i suoi prodotti agricoli in Europa, è interessato a produrre secondo criteri sostenibili». A marzo 2017, come detto, Biolchim ha acquisito il 60% di Ilsa, 5 mesi dopo il fondo di controllo Wise sgr ha venduto Biolchim a NB Renaissance Partners e Chequers Capital. Per Ilsa nessun impatto: «Nei patti parasociali è stato stabilito fin dall’inizio la nostra autonomia gestionale. E l’operazione ci ha rafforzato nel mondo: oggi vendiamo i nostri fertilizzanti in oltre 80 Paesi e stiamo registrando le nostre specialità in 11 nuovi Stati». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Roberta Bassan