Confindustria Vicenza

La presidente Dalla Vecchia: «La produzione rallenta e il Governo resta al palo»

L’analisi congiunturale di luglio-agosto-settembre ha dati positivi «ma è evidente che calano da 15 mesi». Appello ai parlamentari veneti.
La presidente di Confindustria, Laura Dalla Vecchia
La presidente di Confindustria, Laura Dalla Vecchia
La presidente di Confindustria, Laura Dalla Vecchia
La presidente di Confindustria, Laura Dalla Vecchia

«Preoccupa davvero vedere come la Legge di bilancio sia totalmente priva di una visione industriale del Paese. Anche solo accennata». L’avvertimento l’aveva lanciato già a settembre all’Assemblea generale degli industriali, la presidente Laura Dalla Vecchia di Confindustria Vicenza, quando di fronte a sè in platea aveva leader politici nazionali tra cui lo stesso futuro ministro delle Imprese, Adolfo Urso. «Siamo preoccupati. Ci troviamo nell’impossibilità di crescere per ragioni che a questo punto non dipendono più da noi, ma dal Sistema Paese».

E ora che si trova a valutare la prima Finanziaria del nuovo governo, pur riconoscendo che è «in carica da poche settimane e con l’emergenza energia da affrontare», la presidente non può che prendere atto che non ci sono le risposte che aveva indicato come essenziali. «Non c’è nulla sull’istruzione, non c’è nulla su ricerca e sviluppo, non c’è nulla su un possibile risollevamento di industria 4.0, che fu affossata dal governo Conte1 e mai più portata al regime che merita lo sviluppo tecnologico del secondo paese manifatturiero d’Europa. Ma non ci sono nemmeno altri programmi che servano a innalzare il valore aggiunto dell’Italia. Anche il taglio del cuneo fiscale, tema su cui sono sempre tutti d’accordo ma che nessuno poi mette in atto fino in fondo, ha visto uno stanziamento minimale».

L’appello della presidente Dalla Vecchia

Ovviamente lo spazio di lavoro c’è. E la presidente lo indica molto concretamente, per quello che riguarda il famoso taglio delle tasse in busta paga (il cuneo fiscale): «Per dare uno stipendio in più a chi percepisce meno di 35 mila euro l’anno, Confindustria ha chiesto al governo di impegnare 16 miliardi. Contando che nel 2022 la spesa pubblica si misura in 1029 miliardi - sottolinea Laura Dalla Vecchia - credo si tratti di un impegno oltremodo sostenibile, basta che ci sia una volontà e una visione politica. Francamente spero che il Parlamento, a partire dai rappresentanti veneti in Senato e alla Camera, possa intervenire in questo senso».

 

Scarica qui il grafico dell’analisi congiunturale di luglio-agosto-settembre

 

L'indagine congiunturale di Confindustria Vicenza 

Messaggio chiaro, lanciato in contemporanea con la divulgazione dei risultati dell’indagine congiunturale di Confindustria Vicenza per i mesi di luglio, agosto e settembre. «I numeri dei mesi estivi - fa notare la presidente - sono ancora positivi, per certi versi anche sorprendentemente con crescita a due cifre sull’export extra Ue. Ma per le dovute considerazioni, i numeri vanno visti nel loro complesso e purtroppo si vede benissimo come da 15 mesi a questa parte la crescita della produzione industriale sia in costante diminuzione. Il trend che si prospetta per il prossimo futuro è chiaramente negativo».

Prospettiva “crescita zero”

«È chiaro anche il fatto - ribadisce la presidente - che terremo duro, ma siamo vicini ad arrivare alla crescita zero e quindi c’è bisogno di agire a livello di Sistema Paese. Lo diciamo con coscienza di causa perché, come imprenditori, siamo abituati a interpretare il futuro basandoci su fatti oltremodo concreti: le proiezioni degli ordini e gli accordi pluriennali. I decisori istituzionali, invece - è un’altra stoccata verso i governanti - spesso non si rendono conto di quanto i nostri allarmi possano essere attendibili e che ciò che portiamo all’attenzione pubblica si basa sulle reali previsioni di crescita, o decrescita, che il mercato ci trasmette. Questa volta però non possono far finta di non vedere cosa ci attende».

La 157a indagine congiunturale condotta da Confindustria Vicenza rileva in effetti un aumento della produzione del 3,9% rispetto al 3° trimestre 2021, contro il +7,3% di aprile-maggio-giugno. È un dato positivo: «Nonostante le criticità emerse a partire dal 2021, che sono state inasprite dall’invasione russa dell’Ucraina (con difficoltà di approvvigionamento, rincari prezzi delle materie prime, aumento dei prezzi dell’energia), la performance dell’economia vicentina si è dimostrata ancora una volta resiliente all’incertezza globale. Tuttavia, la crescita dei livelli produttivi - sottolinea Confindustria - è in rallentamento se messa a confronto con i trimestri precedenti».

I dati dell'indagine

E infatti gli imprenditori che dichiarano aumenti della produzione sono scesi dal 54% al 42%, mentre quelli che evidenziano cali produttivi sono saliti dal 17% al 26%: il saldo di opinione è a +16, ma a giugno era a +37. E «non sorprende quindi che aumenti il numero di aziende che denuncia un livello produttivo insoddisfacente: 30% del totale (26% nel precedente trimestre, 21% un anno fa)».

Come indicato dalla presidente, crescono ancora gli ordini «anche se con un’intensità minore» rispetto al 2021: +5,3%, con un +5,1% dal mercato interno e addirittura un +10,3% per l’export extra Ue. Questo fa sì che la consistenza del portafoglio ordini «rimane stabile per il 31%, aumenta per il 38% mentre diminuisce per il 31% delle aziende (saldo è positivo, ma in calo).

Il 28% delle imprese ha lavoro assicurato per più di tre mesi

Cresce però leggermente la percentuale di aziende con tensioni di liquidità (è al 16%) e quella di imprese che lamenta ritardi negli incassi (è al 18%). Inoltre anche il terzo trimestre indica che «i prezzi delle materie prime sono decisamente aumentati (+24,5%) e l’incremento ha toccato l’86% delle aziende», mentre l’80% ha potuto «intervenire sui prezzi di vendita dei prodotti finiti, con un incremento medio del +12,7%».

L’occupazione è stabile (con un lievissimo +0,35%): il 57% delle aziende ha tenuto stabile la forza lavoro, il 26% l’ha aumentata e il 17% invece ha registrato un calo.

 

Piero Erle