LA VITTORIA DI EINSTEIN?

La foto  dell’Eht  trasforma per la prima volta  un concetto matematico in un oggetto fisico
La foto dell’Eht trasforma per la prima volta un concetto matematico in un oggetto fisico
La foto  dell’Eht  trasforma per la prima volta  un concetto matematico in un oggetto fisico
La foto dell’Eht trasforma per la prima volta un concetto matematico in un oggetto fisico

«La storia della scienza e, probabilmente, dell'umanità sarà divisa nel tempo prima di questa immagine e dopo questa immagine», ha dichiarato dal Consiglio Europeo della Ricerca, Michael Kramer, della Royal Astronomical Society. L'immagine è ormai quella nota a tutti, quell’“anello di fuoco” creato dalla gravità e dalla deformazione spazio-temporale, la prima “foto” di un buco nero: rivista, rivisitata, strumentalizzata e, secondo alcuni addetti ai lavori, addirittura “profanata”. Come spesso accade, infatti, per i fenomeni astronomici più maestosi, come l'eclissi o le “stelle” cadenti, che affascinano il grande pubblico, anche la prima immagine di un buco nero è stata di grande impatto mediatico. Dai paginoni dei giornali costellati di spiegazioni dotte, fino ai social, dove da subito gli utenti hanno rilanciato l'immagine, offrendo ognuno il proprio contributo. In un epoca come la nostra dominata dalla cosiddetta spettacolarizzazione della notizia, ci si è però impegnati di più a ironizzare sull'immagine (“occhio di Sauron, debito pubblico italiano o tarallo?”) declinandola per i fini più disparati, piuttosto che cercare di capirla e comprenderne la portata, magari interrogandoci sui vari significati di questa scoperta. Che potrà dividere la storia della scienza e dell'umanità, ma intanto oggi anziché unire, divide l'opinione pubblica, polarizzando i commenti anche autorevoli. Dopo, infatti, che il fisico Carlo Rovelli ha definito la scoperta “un momento magico”, paragonandola “all'uomo sulla Luna e al telescopio di Galileo”, un altro autorevole scienziato, Antonino Zichichi ha addirittura polemizzato sulla definizione di scoperta:«Il progresso nasce dagli esperimenti che possiamo fare nei nostri laboratori. Dei buchi neri non sappiamo cosa farcene. Non è affatto una scoperta. È la foto di una cosa che doveva esistere». Sulla stessa linea si è espresso con il cinismo che lo contraddistingue, Vittorio Feltri, che su “Libero” ha scritto: «Non saprei che farmene di questa scoperta. Ignoro l'utilità». Molteplici, invece, sono i significati di quella che è a tutti gli effetti una scoperta, che di fatto conferma (come in precedenza le onde gravitazionali) la bontà delle equazioni di Einstein. Ma quello più profondo e più nobile è stato spiegato dall'italiano Luciano Rezzolla, direttore dell'Istituto di Fisica teorica di Francoforte e membro del Comitato scientifico che ha collaborato al progetto Eht, durante la conferenza tenutasi a Bruxelles lo scorso 10 aprile: «Abbiamo trasformato un concetto matematico, quello dell'orizzonte degli eventi, un qualcosa che solitamente si scrive con il gesso alla lavagna, in un oggetto fisico, che possiamo testare, misurare, osservare ripetutamente: è un passo determinante per il progresso scientifico». La scoperta, è doveroso ribadirlo, rappresenta, dunque, l'ennesima conquista della scienza galileiana, il trionfo del metodo scientifico, il cui fine ultimo come Galileo cercò di far comprendere, è quello di decifrare le leggi fondamentali della natura. In questo caso, gli scienziati hanno osato invadere una regione non solo inesplorata, ma difficile anche solo da concepire, «ci troviamo ai cancelli dell'eternità» ha sentenziato Heino Falcke astrofisico alla Radboud University di Nijmegen, nei Paesi Bassi. «Una “uscita a senso unico” dal nostro universo» l'ha definita Doelemann dell'università di Harvard. Perché la fortissima gravità separa in modo definitivo l'interno dall'esterno e non permette nemmeno alla luce di fuoriuscire dalla distorsione dello spazio-tempo. Quel confine, che è stato “mappato” dagli otto radiotelescopi dell'Eht, che hanno raccolto emissioni di onde radio della “ciambella” di gas nelle immediate vicinanze dell'orizzonte degli eventi: la dimostrazione visiva più prossima a ciò che accade intorno a un buco nero (come appariva 55 milioni di anni fa). •

Dario Pregnolato

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