MARCO PEANO

Figlio unico resta orfano «Reinventarsi per diventare adulto»

Marco Peano, in libreria con L'invenzione della madre FOTO STEFANO STOCCO
Marco Peano, in libreria con L'invenzione della madre FOTO STEFANO STOCCO

Non si esce indenni dalla lettura del romanzo di Marco Peano L'invenzione della madre (Minimum Fax, 252 pagine, 14 euro). L'autore — quarantenne, torinese, redattore alla casa editrice Einaudi — descrive l'emotività di un giovane figlio unico che perde la madre. È quasi un diario: l'ultimo periodo di malattia della madre, la sua morte, l'anno seguente in cui Mattia, questo il nome del protagonista e l'unico nome del libro, cerca di far lavorare il suo cuore e la sua mente come una videocamera: prima vorrebbe fermare il tempo, poi riavvolgere la registrazione dei ricordi. Tutto per trattenere, invano, colei che invece deve lasciar andare, per poter continuare a vivere e a crescere. Il libro parla del cancro, l'innominabile «brutto male» chiamato invece per nome, parla della morte senza una speranza data dalla fede religiosa, ed è scritto, è l'autore a dichiararlo, a partire da un'esperienza autobiografica.
L'invenzione della madre nel senso latino della parola (invenire, trovare) o cos'altro?
Volevo suggerire il percorso che Mattia deve fare per accettare che le cose finiscano, per reinventarsi la madre che ha perduto. (...)

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