L'intervista/2

D'Amico, il procuratore dei campioni: «Del Piero, Vialli, Lentini, Gattuso. La vita che mi ha ridato suor Pura»

Nato a Villafranca, a 14 anni restò in coma per un mese. Al risveglio, suor Pura gli profetizzò il futuro.
Andrea D'Amico, 58 anni
Andrea D'Amico, 58 anni
Andrea D'Amico, 58 anni
Andrea D'Amico, 58 anni

Voglio farti un regalo per cui mi sarai eternamente grato: ti mando a intervistare Ilaria D’Amico», mi disse 17 anni fa il compianto Pietro Calabrese, direttore di Panorama. In senso decorativo aveva ragione, in senso giornalistico un po’ meno: la conduttrice tv mi confessò di sentirsi pronta, bontà sua, per la vicedirezione del Corriere della Sera o, in alternativa, della Repubblica.

Intervistare il villafranchese Andrea D’Amico, omonimo ma non parente dell’attuale signora Buffon («trovo che sia più brava quando non si occupa di sport», coglie nel segno), è invece un’esperienza formativa. Il procuratore che ha gestito contratti e successi di campioni come Alessandro Del Piero, Gianluca Vialli, Gianluigi Lentini, Rino Gattuso, Sebastian Giovinco, Marco Donadel, Pietro Vierchowod, Marco Borriello, Sergio Porrini, Lorenzo Amoruso, Oliver Bierhoff, Thomas Helveg, Paolo Montero, Dino Baggio, Nuno Gomes, Vincenzo Iaquinta, Cristián Zapata, Joachim Björklund, Francesco Toldo, Domenico Criscito, Maxi Ló-pez, Luca Antonini, Ishak Belfodil, che è stato determinante per il trasferimento di Fabio Cannavaro all'Al Ahli di Dubai, che ha trattato con Silvio Berlusconi e Giampiero Boniperti, che ha strappato contratti di sponsorizzazione a colossi come Walt Disney, Pepsi-Cola, Adidas e Luxottica, non sogna orizzonti impossibili, forse perché li ha già tutti toccati con mano.

Resta ancora il buon ragazzo di provincia, residente a Custoza, poco distante dalla casa del Tamburino sardo, il piccolo eroe deamicisiano con la gamba sinistra amputata, che il suo capitano baciò tre volte sul cuore.D'Amico, 58 anni, separato, un figlio di 21, Marco, che studia business management al King's College di Londra, ha fatto fortuna occupandosi di giovanotti dalle gambe più che buone.

A profetizzarglielo fu Carmela Pagani, al secolo suor Pura, nata a Selva di Progno nel 1914 e morta nel 2001 in odore di santità a San Zeno di Mozzecane, dove diresse la scuola materna gestita dalle Piccole suore della Sacra Famiglia. Nel libro Sempre con te, dedicato alla religiosa per la quale lo scorso anno è stata avviata la causa di beatificazione, la nipote Nadia Sarah Puttini racconta un episodio impressionante, che ha avuto per protagonista D'Amico: «È lui che le ha fatto la respirazione bocca a bocca alla fine, perché non voleva che morisse».

Il procuratore sportivo svia il discorso, però riconosce che l'autrice riferisce il vero quando aggiunge questa frase: «È rimasto legato tutta la vita a mia zia. La adorava».Si può capire: era stata suor Pura a salvare la vita a lui. Racconta l'agente dei calciatori: «Accadde a Villafranca. Avevo 14 anni. Con il motorino nuovo di zecca caddi e andai a sbattere la testa contro una barriera di cemento. Restai in coma per un mese. In pratica ero morto. Suor Pura tranquillizzò i miei genitori: "È grave, ma non preoccupatevi. Guarirà". Quando mi risvegliai all'ospedale di Borgo Trento, sentii che la radio parlava di un certo papa Wojtyla. Io sapevo che dopo Paolo VI era stato eletto Albino Luciani, per cui chiesi: ma quanti anni sono passati? Accanto al letto vidi lei, suor Pura. Mi disse: «Tu il calcio non potrai più giocarlo, ma resterai sempre nel calcio». Mai vaticinio si rivelò più azzeccato. «Da allora, ho una memoria incredibile. Ogni sera prego Dio di farmi ridestare la mattina dopo. Solo se stai per perderla ti accorgi che la vita è provvisoria. Intorno a me non vedo mai nulla di negativo, mi sembra tutto un miracolo».

È nato a Villafranca?

No, a Verona, nella clinica Villa Lieta. Ma la mia famiglia abitava nella città del Quadrato, in corso Garibaldi. Il nonno materno, Luciano, sarto barbiere detto Lusianin per la bassa statura, era di Pizzoletta. La nonna Amelia faceva camicette con la tela dei paracadute abbandonati nei campi dagli americani. Poi aprì un emporio che vendeva di tutto, dai vestiti ai materassi.

Dei genitori che mi dice?

Mio padre Rocco, abruzzese di Ortucchio, pensionato, era maresciallo dell'Aeronautica militare a Caluri. Sposò mia madre Clara Faccioli nel 1963. Ho un fratello, Alessandro, nato nel 1966. Lavora con me. Era il terzo portiere del Verona nell'anno dello scudetto. Ha giocato con Mantova, Carrarese, Alessandria, Ternana.

Tutti sportivi i D'Amico.

Papà fu per 10 anni nazionale di bob a 2 e a 4 con Eugenio Monti, il mitico Rosso Volante. Anch'io ho praticato vari sport: calcio, pallanuoto, pallacanestro. E sono stato istruttore di sci e di sci nautico.

Non ho mai messo piede in uno stadio, è grave?

No, è curabile.

Com'è diventato procuratore?

Per quanto usata da tutti, la qualifica è impropria. Giuridicamente, con la procura si conferisce il potere di firma. Invece il nostro mandato è privo di rappresentanza: il contratto lo sottoscrive il calciatore.

La trovo ferrato in materia.

Laurea in giurisprudenza nel 1988, Università di Modena.

Per cui torno alla domanda: come mai si occupa di pallone?

Facevo pratica negli studi del notaio Carlo Fiorio e dell'avvocato Lionello Sagramoso, a Verona. Però, chiuso in ufficio, mi sembrava di soffocare. Ne parlai con lo scrittore Cesare Marchi, che conosceva bene la mia famiglia. Fra l'altro, fu mio suocero, il cardiologo Luigi Valentini, a curarlo fino all'ultimo. Cesarino mi mandò a Milano dal suo amico Fedele Confalonieri, braccio destro di Berlusconi, che mi propose un master in marketing e business administration. Un giorno, mentre seguivo le lezioni al Centro congressi NH di Milanofiori, deviai come un automa verso il calcio-mercato che si svolgeva lì. E conobbi Oscar Damiani.

Chi è?

L'agente di Alessandro Costacurta, Giuseppe Signori e Andriy Shevchenko. Lo affrontai con impudenza: come si diventa procuratori? Rispose: «Di dove sei?». Di Verona. «Ti mando dal mio amico Claudio Pasqualin, che è di Vicenza». La Pasqualin D'Amico partners nacque così, nel 1990, da un incontro con Pasqualin nella città berica e da un altro a San Zeno di Montagna, dov'era in ritiro con il Mantova.

Le interessano i Mondiali?

Fra poche ore volerò in Qatar. (Giovedì era già a cena con Gianni Infantino, presidente della Fifa). Seguo il Marocco, che schiera alcuni miei giocatori. Ma non vedere in campo l'Italia è un dolore. Sono stato il primo a portare gli atleti tricolori nella Mls, la Major league soccer, massimo campionato dei club statunitensi e canadesi: Donadel al Montréal Impact nel 2014 e Giovinco al Toronto nel 2015, che fu determinante per la vittoria della Mls Cup nel 2017, assegnata per la prima volta nella storia a una squadra del Canada.

Ero rimasto fermo a Del Piero.

Per un decennio curai i contratti di Alex con la Juventus, 10 miliardi di lire a stagione. Quando si ruppe i legamenti del ginocchio sinistro, andammo a Lione da Pierre Chambat, il chirurgo ortopedico che aveva operato Deborah Compagnoni. Al termine della visita, mi domandò: «Che cosa faresti se il ginocchio fosse tuo?». Andrei da Richard Steadman a Vail, in Colorado, risposi. Mi ascoltò. Lo accompagnai io negli States. L'intervento riuscì perfettamente.

Le trattative sui giocatori avranno risvolti avventurosi.

Gliene racconto due. Sono molto amico dell'ex presidente dei Glasgow Rangers, David Murray. Nel 1998 mi disse che l'allenatore non voleva più in squadra Gattuso. Io manco lo conoscevo. Incontrai Ringhio all'hotel Hilton di Glasgow. Era con la fidanzata Monica Romano, che poi avrebbe sposato. In 30 giorni lo trasferii alla Salernitana e dopo sei mesi al Milan, con cui vinse tutto. Ma fu un negoziato da cardiopalmo. Murray mi diede appuntamento nella sua villa sull'Isola di Jersey. Venne ad aprirmi la porta l'amico Sean Connery. Grande amante dell'Italia, l'agente 007 insistette per farmi il caffè. Nel pomeriggio arrivò Catherine Zeta Jones, con cui stava girando Entrapment.

Sembra la trama di un film.

Firmammo i contratti con Rangers e Salernitana. Tutti contenti. Arriva l'ultimo giorno del mercato e Aniello Aliberti, presidente della squadra campana, mi gela: «Non posso più prendere Gattuso». Diedi di matto. Vedendo la mia reazione, pensò che fosse preferibile onorare l'impegno senza andare in tribunale.

E la seconda trattativa?

Ah, quella fu un mezzo miracolo. Parlo di 30 anni fa, del passaggio di Gianluigi Lentini dal Torino al Milan per 65 miliardi di lire. C'era stata una lite fra Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi, che se lo contendevano. E qui entra in campo suor Pura. Le dissi: se Lentini diventa rossonero, ti rifaccio il tetto dell'asilo. Un giorno mi chiama il giocatore: «Ho deciso, vado alla Juve. Vieni a Torino». L'appuntamento è a casa del presidente Boniperti. Mentre seguo l'auto di Lentini, decido di telefonare alla religiosa: guarda che qui stiamo andando nella direzione sbagliata.

E suor Pura?

Replica: «Andrea, vedo già il tetto». A quel punto, mi tranquillizzo. Stiamo trattando con Boniperti quando all'improvviso Lentini si gira verso di me: «Ho cambiato idea. Chiama Adriano Galliani, voglio trasferirmi al Milan». E così l'asilo di San Zeno di Mozzecane ebbe le nuove tegole.

Secondo l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nel 2006 la Pasqualin D'Amico partners era al secondo posto, dietro Gea world di Alessandro Moggi. E oggi?

Non lo so. Siamo una boutique, non un supermercato. Se vuoi seguire bene i giocatori, devi averne pochi. Non si lavora per il fatturato.

Perché i calciatori cercano proprio lei? O è lei che cerca loro?

Entrambe le cose. Chi è a inizio carriera pensa di trovare in me affidabilità, esperienza, dinamismo. Chi è avanti con gli anni, sa che riesco a massimizzare il suo curriculum. E poi ho una decina di talent scout che lavorano per me.

Ma quanti procuratori sportivi ci sono in Italia?

Quando iniziai, eravamo in 15. Adesso che bisogna passare un esame della Figc, credo che siano meno di 50.

I più forti?

Non me lo sono mai chiesto. Ignoro quanti possano vantare 32 anni di esperienza. «Nulla se mi considero, molto se mi confronto», diceva sant'Agostino. O era Blaise Pascal? Ci sentiamo protagonisti della nostra vita e invece siamo solo piccoli attori. Il segreto è saper percepire la spiritualità intorno a noi. Credo di essere stato più fortunato che abile.

Chi determina il valore di un calciatore? Esiste un borsino?

No, non c'è. Tutto dipende dalle condizioni finanziarie del richiedente. Poniamo che nel Verona militi un fenomeno al quale è interessato il Paris Saint-German, società dal posizionamento salariale elevatissimo: è evidente che il presidente dell'Hellas potrebbe chiedere 100 milioni anziché 50 e magari ottenerli.

Un campione sopravvalutato?

A consuntivo, tanti.

Mi faccia un nome.

Per quello che ci si aspettava da lui al Milan, direi Rivaldo.

E uno sottovalutato?

Domenico Morfeo, che esordì nell'Atalanta e poi giocò nella Fiorentina, nel Verona, nel Cagliari, nel Milan. Era un genio del calcio, dall'enorme talento. Ha raccolto molto meno di quanto avrebbe meritato.

I giocatori stranieri in serie A sono oltre 340, il 62 per cento. Che cosa resta del calcio italiano?

Purtroppo poco. Rischiamo la chiusura dei vivai, senza i quali non avremmo avuto i Totti, i Mazzola, i Rivera e neppure i Tommasi.

Ha conosciuto il calciatore Damiano Tommasi?

Certo. Come presidente del sindacato, era sempre preparatissimo. È uno che studia.

Che cosa non potrà mai dimenticare di questi anni da procuratore sportivo?

I Mondiali 2006, in cui l'Italia schierava cinque miei campioni: Del Piero, Gattuso, Iaquinta, Perrotta e Zaccardo. L'autostrada da Berlino a Verona era un unico, infinito tricolore.

Quanto piglia di provvigione?

Il 5 per cento sul lordo dei compensi percepiti dal giocatore.

Chi la versa?

Dipende dai contratti. Si possono avere mandati dal solo giocatore, o mandati congiunti da giocatore e società, o da entrambe le società. L'importante è che le parti siano informate, senza dissimulazioni.

Paolo Ziliani nel 2013 scrisse sul Fatto Quotidiano che lei era al 14° posto nella classifica dei procuratori, con commissioni per 111,7 milioni di euro.

(Ride di gusto). Ma dài! Chi è? Avrà sbagliato a mettere la virgola. È una cifra assurda.

Secondo Forbes, Kylian Mbappé, stella del Paris Saint-Germain, in questa stagione guadagnerà più di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo: 128 milioni di dollari. Che direbbe suor Pura di un tizio che intasca più di 350.000 dollari al giorno, cioè 14.611 dollari all'ora?

Che deve essere proprio bravo. E aggiungerebbe che può aiutare tanta gente, con quel malloppo. Suor Pura ignorava che cosa fosse il denaro. Si affidava solo alla provvidenza.

Ma queste cifre le hanno mai provocato disagio?

No, perché sono legate alle leggi di mercato. Altrimenti chiunque potrebbe entrare al Louvre, prendersi sottobraccio La Gioconda e appendersela nel salotto di casa. 

Stefano Lorenzetto