Il lutto

Addio a Pennacchi, l’operaio scrittore

Antonio Pennacchi
Antonio Pennacchi
Addio ad Antonio Pennacchi

Era una mente fervida e davvero libera, come il suo percorso intellettuale di anticonformista testimoniava. La morte improvvisa dello scrittore Antonio Pennacchi, che vinse il premio Strega con Canale Mussolini, addolora il mondo della cultura italiana. Operaio fino a cinquant’anni, attivo politicamente fin da ragazzo prima nelle file dell’Msi e poi in quelle del Partito marxista-leninista Italiano, Antonio Pennacchi, morto ieri a 71 anni, ha portato la sua energia e passione anche nella scrittura. Per l’uscita del suo ultimo libro, «La strada del mare» - pubblicato da Mondadori, il suo editore, nell’ottobre 2020 - aveva detto in un’intervista: «A 70 anni, ho perduto l’innocenza, ma anche gli entusiasmi e le speranze. Il miglior tempo mio se n’è andato. Mi restano gli anni della discesa e della riflessione». Pennacchi non aveva mai smesso di combattere per l’eguaglianza di tutti gli esseri umani, fondamentale in tutta la sua opera, e contro l’ingiustizia che lo faceva arrabbiare anche a 70 anni.

Nato a Latina il 26 gennaio 1950 dove è morto, nella sua casa, Pennacchi si era laureato in storia e filosofia durante un periodo di cassa integrazione. Aveva esordito come scrittore con «Mammut», uscito nel 1995 cui era seguito, nello stesso anno, «Palude. Storia d’amore, di spettri e di trapianti». Nel 2003 il romanzo autobiografico «Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi» aveva ispirato il film «Mio fratello è figlio unico» diretto da Daniele Luchetti. Ma il successo era arrivato nel 2010 con «Canale Mussolini» con cui ha vinto il Premio Strega ed è entrato nella cinquina del Premio Campiello. Nel romanzo ripercorreva la storia di una famiglia contadina, i Peruzzi, sradicata dalla sua terra d’origine nella bassa padana per andare nell’agro pontino. Su questa terra, bonificata dalla malaria negli anni del fascismo, arrivano molti coloni dal nord, emiliani, veneti e friulani, insieme ai Peruzzi, capeggiati dal carismatico e coraggioso zio Pericle, fascista. E a un nuovo capitolo della saga dei Peruzzi era tornato con «La strada del mare», ma questa volta portandoci negli anni Cinquanta dell’Agro Pontino. Oltre al seguito di Canale Mussolini nel 2015, tra i suoi libri Storia di Karel (2013), Camerata Neandertal. Libri, fantasmi e funerali vari (2014). E del Covid diceva: «In quegli anni abbiamo avuto una cosa simile al Covid, l’Asiatica, che ha fatto 30 mila morti in Italia e 22 milioni di contagiati, quasi metà del popolo italiano. Però la affrontammo in modo diverso, forse perché non avevamo la consapevolezza che abbiamo adesso e le informazioni. Chi campava campava e chi moriva moriva».

Suggerimenti