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06.04.2017

Ubriaca figliastra
di 16 anni
e poi la violenta

L’imputato aveva fatto ubriacare per poi violentare la figliastra di 16 anni
L’imputato aveva fatto ubriacare per poi violentare la figliastra di 16 anni

VICENZA. La faceva bere del vino, la faceva ballare e spogliare per lui. E quindi la costringeva ad atti sessuali, o a rapporti completi. Lui era il patrigno, lei una ragazza di 16 anni. Per costringerla ad obbedirgli l’aveva anche filmata, minacciando di pubblicare il video di lei nuda su Facebook. Per porre fine all’orrore, la giovane era scappata di casa. Ieri il giudice ha condannato l’orco, ad una pena più bassa di quella sollecitata dalla procura, ritenendo provati solamente gli atti sessuali.

LA SENTENZA. Ieri mattina, il giudice Gerace ha inflitto, al termine del processo con rito abbreviato, un anno e otto mesi di reclusione ad A. C., 39 anni, residente oggi a Grumolo delle Abbadesse (le iniziali a tutela della vittima, altrimenti riconoscibile). L’imputato, difeso dall’avv. Giulio Manfredini, ha goduto della sospensione della pena ma dovrà risarcire la ragazza, che oggi ha 20 anni e vive in Lombardia (era parte civile con l’avv. Roberto Busa), con una provvisionale di 10 mila euro oltre a 2.300 euro di spese. I danni complessivi saranno quantificati dal giudice civile. La procura, con il pubblico ministero Paolo Fietta, aveva chiesto 3 anni e 6 mesi.

LA FAMIGLIA. La vittima viveva a Roma con i suoi genitori e il fratello. Quand’era ancora bambina, mamma e papà si erano separati e i due bambini si erano trasferiti con la madre a Vicenza e poi a Camisano, dove lei era andata a vivere con il secondo marito, cioè l’imputato, dal quale si è separata scoperto il dramma. Subite le violenze la ragazza era scappata, tornando dal padre naturale prima a Roma e poi in provincia di Varese, dove si era decisa - una volta trovato il coraggio di parlarne con il genitore - a sporgere denuncia in caserma e dare così il via alle indagini.

LE ACCUSE. Stando a quanto ricostruito dalla procura, gli abusi erano avvenuti in casa, a Camisano, fra l’aprile e l’ottobre 2013. L’imputato, che lavora come operaio, aveva agito in maniera subdola, avvicinandosi alla giovane, una splendida sedicenne, poco alla volta, tanto che la madre si era accorta di quelle attenzioni, insospettendosi. Ma era spesso fuori casa per lavoro, e il marito ne aveva approfittato. Faceva bere la giovane, con la scusa di farle assaggiare del vino; e una volta abbassati i freni inibitori della minorenne, aveva iniziato toccandola nelle parti intime in alcune occasioni. Quindi era giunto a farla spogliare, ballando per lui, e a pretendere dei rapporti sessuali.

IL VIDEO. L’imputato era accusato anche di avere filmato un rapporto con la figliastra, usando il suo telefonino. Quel video sarebbe servito come moneta di scambio: «Se racconti alla mamma cosa facciamo io e te lo pubblico fu internet». La giovane, a quel punto, aveva deciso di andarsene di casa; il patrigno l’avrebbe costretta, per darle in consenso, ad un ultimo rapporto, ma lei si era rifiutata. Era poi scappata dal padre.

LA DENUNCIA. Per la ragazza era stato difficile confidarsi con qualcuno. Aveva trovato la forza di farlo molto tempo dopo, prima con il padre e poi con altre persone, fra cui la mamma. La quale nel frattempo si era già separata. La vittima aveva ricostruito in totale una ventina di episodi, fra toccamenti e abusi sessuali.

LA DIFESA. L’operaio ha sempre negato le accuse, spiegando che la figliastra era stata allontanata di casa perché era ingestibile; non si impegnava a scuola, dove era stata bocciata, e non obbediva. Per questo era stata rispedita dal padre. Le accuse, poi, erano generiche e tutt’altro che precise. Il giudice, in realtà, le ha ritenute provate, ma nella forma più lieve degli atti sessuali, aggravati dal fatto che lei era minorenne.

Diego Neri
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