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08.11.2017

«Servono anni per rimborsare le vittime»

La Commissione Banche ha ascoltato ieri  in audizione i commissari liquidatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. FOTO ANSA
La Commissione Banche ha ascoltato ieri in audizione i commissari liquidatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. FOTO ANSA

«I creditori della Popolare di Vicenza dovranno aspettare qualche anno prima di vedere un qualche rimborso del loro credito. Prima, i flussi di recupero dovranno soddisfare i 5,3 miliardi di crediti vantati dallo Stato per lo sbilancio di cessione della good bank a Intesa». È quanto hanno spiegato ieri mattina i commissari liquidatori di BpVi alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche che, presieduta da Pierferdinando Casini, ha ascoltato le relazioni di Fabrizio Viola, Giustino Di Cecco e Claudio Ferrario che si stanno occupando della liquidazione coatta amministrativa della Popolare, dopo il decreto del governo della fine di giugno.

L’avvocato Di Cecco ha spiegato che «riceviamo moltissime sollecitazioni» da parte dei creditori, almeno 6 mila finora, precisando che chi è creditore e non rientra nel perimetro delle passività cedute a Intesa Sanpaolo «i tempi di pagamento dipenderanno dai tempi di recupero dei crediti» e che «non sono di qualche mese, ma forse di qualche anno». Il primo obiettivo dei commissari è però «rimborsare il debito generato con lo Stato con la cessione a Intesa», ha detto Viola. Finora sono stati ceduti dei titoli in portafoglio azionari «per 110 milioni», e «siamo nella fase finale per la cessione della controllata Farbanca». Ma il grosso dell’attivo è rappresentato da crediti deteriorati, che a Veneto Banca sono almeno l’80-85 per cento. «A Vicenza i numeri sono simili, anche se il portafoglio di attivi finanziari e partecipazioni è migliore - ha detti Viola -. Le liquidazioni dei due istituti hanno in carico anche 8 miliardi di crediti “ex incagli”, che dovranno essere gestiti per evitare che deteriorino ulteriormente». Di Cecco ha anche spiegato alla Commissione che «la diligence sta procedendo molto velocemente ed entro la fine del mese avremo la definizione esatta del perimetro restato alla bad bank e di quello trasferito a Intesa e potremo effettuare l’analisi di verifica di insinuazione al passivo».

Viola ha invece sottolineato che il progetto di fusione fra Vicenza e Montebelluna «era sostenibile. Non è stato un mio sogno né una mia idea ma mi è stato rappresentato. Il piano aveva rischi tipici di banche in condizioni difficili, ma gestibili». Poi, dopo contatti stretti con Bruxelles e con la Bce, queste ultime hanno ritenuto che «i rischi fossero troppo elevati», e si è arrivati alla chiusura.

Viola ha anche plaudito al governo: «Ha fatto tutto quello che mi aspettavo che facesse». Una posizione criticata da alcuni parlamentari, come Giovanni Paglia, di Sinistra italiana: «La crisi delle banche venete è stata innescata da scelte aziendali disastrose, ma è esplosa per l’inerzia del governo che ha lasciato marcire per anni situazioni evidentemente compromesse. Situazioni che un intervento tempestivo avrebbe potuto risolvere».

Intanto, mentre le vittime del crac attendono, domani la Commissione risentirà Consob e Bankitalia, che si sono rimpallate la responsabilità dei ritardi con cui è stata scoperta la crisi di BpVi.

Diego Neri
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