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16.05.2018

Omicidio "dei Oto"
A quattro tunisini
70 anni di carcere

L’omicidio di Campo Marzo
L’omicidio di Campo Marzo

VICENZA. Più di settant’anni di reclusione in quattro. La Cassazione ha confermato le condanne inflitte dalla Corte d’Appello di Venezia nell’aprile di tre anni fa a carico di quattro africani, che fecero parte della spedizione punitiva che finì nel dramma la sera dell’8 settembre 2012. A Campo Marzo, a due passi dalle giostre della festa dei vicentini, fu accoltellato a morte il cittadino tunisino Rafik Ghrissi, 33 anni.

I giudici della prima sezione, presieduta da Novik Adet, hanno accolto la richiesta del sostituto procuratore Iacoviello, respingendo al contempo i ricorsi degli avv. Matteo De Meo, Vito Castronuovo e Dennis Zaniolo. E così le pene sono diventate definitive: sedici anni e otto mesi di reclusione per Tarek Khedhri, 31 anni; venti anni per Injeh Hamza, 26, l’autore materiale dell’omicidio; quindici anni e mezzi per Omar Kazdaoui, 30 anni, e diciotto anni e mezzo per Fes Bobola, 24. Altre condanne erano state già inflitte, e alcune sono definitive.

 

In base a quanto ricostruito dai detective della squadra mobile, l’omicidio che insanguinò la festa ebbe per movente la lotta per il controllo dello spaccio di droga davanti alla stazione ferroviaria. Due gruppi di tunisini si fronteggiavano e la battaglia finì nel sangue. A farne le spese fu il tunisino Rafik; fu Hamza ad uccidere: il giorno prima era stato sfregiato dal fratello della vittima con due complici. Il terzetto accerchiò Hamza a Campo Marzo e lo ferì. 

 

La sera dopo, ha ricordato la Suprema corte nelle motivazioni, andarono in 7 a cercare Abdelkader, ma individuarono suo fratello Rafik, che gestiva lo spaccio. C’era stata una “riunione operativa” in un bar. Si presentarono armati di coltello, accerchiarono Rafik e lo colpirono con calci e pugni. Poi con le lame, ferendolo. I tre fendenti mortali li sferrò Hamza, lo “sfregiato”. Un amico del killer, l’8 settembre, prima dell’omicidio, aveva ferito con una coltellata Garbi; Kazdaoui aveva preso a calci un altro complice. Tutti questi episodi furono ricostruiti successivamente, anche perchè avvennero in un brevissimo lasso di tempo; ma gli investigatori della seconda sezione della squadra mobile, coordinati all’epoca dal pubblico ministero Golin, riuscirono a fare chiarezza grazie a testimonianze e intercettazioni ambientali. Tutte le aggressioni erano motivate dalla lotta per lo smercio.
La Cassazione ha respinto i ricorsi, confermando la “compartecipazione criminosa” trattandosi di “azione collettiva”. E così è arrivata la parola fine su quel dramma. 

D.N.
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