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venerdì, 16 novembre 2018

Dai bilanci ai campi
Michela ha scelto
l'orto e la famiglia

Michela Menti, 35 anni, laureata con 110 e lode in economia, ha scelto la famiglia e la natura. COLORFOTO (BATCH)

MONTEVIALE. Ho lasciato ufficio e carte per l’azienda agricola di famiglia. È stata una scelta consapevole, un ritorno alle origini. E ne sono contenta». Michela Menti, 35 anni, una laurea in economia e commercio all’Università di Verona con 110 e lode, nuova responsabile delle Donne di Coldiretti Vicenza, è un’imprenditrice agricola e si occupa a Monteviale, con la famiglia, di un’azienda zootecnica con annesso agriturismo, quest’ultimo avviato cinque anni fa. Un’attività impegnativa: si parla di una trentina di capi nell’allevamento di bovini, di carne sorana; di venti ettari coltivati tra foraggio, mais, soia, orzo e frumento, destinati per lo più all’alimentazione dei capi di bestiame; dell’orto con i prodotti per l’agriturismo e poi degli animali da cortile: galline, polli, faraone, anatre. Quella della famiglia Menti è un’azienda storica, le cui origini risalgono al 1897. «È passato più di un secolo da quando Bernardo Menti, da Novale di Valdagno, si è trasferito a Monteviale e ha avviato l’attività – racconta Michela - che si è tramandata di padre in figlio, per arrivare a nonno Giovanni e a papà Danilo. Devo ringraziare un cugino di mio padre, Sergio, per la ricostruzione dell’albero genealogico. Io sto continuando la tradizione di famiglia. Con i miei genitori Danilo e Graziella, con mio fratello Stefano, con mio marito Michele. Del resto sono cresciuta tra la natura, in campagna, nell’azienda agricola. Sono stata abituata da sempre a dare una mano nei campi, a crescere vicina agli animali da cortile. È qualcosa che sento mio. Non mi pesa sporcarmi le mani». Così non è stato troppo difficile, dopo gli studi universitari e dieci anni in un’azienda vicentina come responsabile amministrativo, scegliere la natura, l’allevamento e l’agriturismo. «La nascita del mio primogenito Gabriele, che ora ha tre anni e mezzo, mi ha portato ad un bivio – spiega la donna – allora mi dividevo tra l’ufficio durante la settimana e il week-end in agriturismo. Portare avanti entrambi gli impegni con un bimbo piccolo era insostenibile e così ho fatto una scelta di vita. Ponderata. Tenevo anche all’altro impiego, ma è stata la famiglia ad avere la meglio, i valori in cui crediamo. L’ho fatto volentieri. Non è stato uno sforzo. E rifarei tutto, anche il percorso formativo e l’esperienza esterna in azienda per dieci anni mi è servita tanto. Così come gli studi universitari alla triennale di economia e commercio, perché non mi devo occupare solo del menu o dell’orto, ma seguo anche la parte amministrativa dell’azienda». Pronta però a passare dalle carte al lavoro sui campi e all’organizzazione delle attività agricole. «Papà Danilo segue più l’allevamento, io e mamma Graziella l’orto e gli animali da cortile. Questo è un lavoro che richiede grande elasticità. E sacrifici. Non si fanno otto ore in ufficio, si chiude e si torna a casa. In un’azienda agricola c’è sempre qualcosa da fare, il ritmo è frenetico. Ma oggi credo sia importante tornare alle origini, far riscoprire la stagionalità dei cibi, fa bene al fisico, dovrebbero farlo tutti. Tornare alla natura, è il punto di partenza. Anche nel quotidiano. A volte basta un piccolo orticello fuori casa».