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10.04.2016

L’addio a Monica
«Facciamo giustizia
ma non da soli»

GRISIGNANO. “Monica vive”. Lo striscione, e la rabbia, rimangono fuori dalla chiesa. Entrano solo dolore e commozione per la tragica fine dell’agente immobiliare uccisa con una pugnalata lunedì a Poiana di Granfion. Tra i versetti dell’Apocalisse di San Giovanni (“Vidi un cielo nuovo e una terra nuova”), il ricordo commosso di un’amica e dei compagni di scuola del figlio minore Giangi, il dignitoso silenzioso dei parenti, a risuonare nella chiesa di Maria Immacolata sono le accorate parole del sindaco Renzo Lotto. Quasi un’orazione civile. «Siamo qui per chiedere giustizia, non per farci giustizia. La rabbia ora è spontanea e umana per la morte, ma deve prevalere la logica della ragione. L’arma per evitare queste tragedie è quella della cultura: la cultura del dialogo e la cultura della comprensione».

È sotto un cielo grigio e a tratti piovoso che famigliari e conoscenti portano l’ultimo saluto a Monica De Rossi, strappata alla sua vita a soli 47 anni. Ad accompagnare a spalla il feretro sono i Paletti, la compagnia di amici veronesi con la quale la vittima aveva festeggiato l’anno scorso i 30 anni di amicizia. Sulle magliette ci sono tutti i nomi, Monica è l’ultimo, ma il primo nei pensieri. Portano una bara in legno chiaro, con fiori bianchi, accolta sul sagrato da un applauso spontaneo e da tanti sguardi smarriti per una tragedia che va oltre la comprensione di una piccola comunità.

«Sono disgrazie che siamo abituati a vedere al telegiornale - commenta un amico della vittima -. Ma quando ti toccano da vicino, da dentro, è un’altra cosa».

Nessun cenno, non diretto almeno, all’imprenditore arrestato per l’omicidio. Anche i parenti e gli amici di Davide Tomasi non si fanno vedere. Forse è ancora presto, forse è meglio non rischiare di accendere animi già provati. Forse ci saranno altre occasioni, più avanti. Di Grumolo, il paese dell’omicida, c’è però il primo cittadino, Flavio Scaranto. E poi i giocatori e i dirigenti della squadra di calcio di Giangi. Da Verona sono arrivati in tanti: il fratello e le sorelle, il figlio maggiore.

Restano, tra le lacrime e il volto di Monica sorridente all’ingresso, tante domande. «È giustificabile che un uomo possa uccidere una donna - si chiede ancora il sindaco di Grisignano -? No, non è giustificabile. Anche un “no” in amore deve essere capito e accettato. Il 25 novembre, giornata mondiale dedicata al tema della violenza sulle donne, in Comune mettiamo vicino a una sedia vuota delle scarpe, un foulard e un libro. Il prossimo 25 novembre potremmo mettere le scarpe di Monica».

La cerimonia è breve, composta, semplice. La rabbia di parenti e amici della vittima, comprensibili dopo una morte così assurda, lasciano spazio a un dolore commosso e silenzioso. “Fine pena mai”: lo pensano in tanti, ma l’invocazione rimane confinata negli striscioni davanti all’abitazione della famiglia e davanti all’agenzia immobiliare. Lungo le vie del paese ci sono dei cartelli con un volto femminile coperto “Basta Violenza”.

Fuori dalla chiesa risuonano le parole e la musica di Vasco Rossi, cantante molto amato dalla vittima. “Guardala in faccia La Realtà... è meno dura. Se c’è qualcosa che non ti va? Dillo alla Luna”.

Tra le lacrime, dal cielo e dai volti, salgono in alto decine di palloncini bianchi e neri, i colori sportivi preferiti dall’agente immobiliare, tifosissima della Juve. Con la salma, racconta un amico stretto, c’è anche la maglietta di Alessandro Del Piero. Prima, però, in cielo sale un urlo: «Ciao Monica». (ha collaborato Marco Marini)

Paolo Mutterle
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