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19.06.2017

Incendi boschivi
Da gennaio
già 150 interventi

I vigili del fuoco durante un intervento in un bosco a Bassano. ARCHIVIO
I vigili del fuoco durante un intervento in un bosco a Bassano. ARCHIVIO

VICENTINO. Il rogo che in Portogallo ha devastato centinaia di ettari di bosco e causato decine di vittime riporta in primo piano il tema della pericolosità di fenomeni come questo, soprattutto se accompagnati da una combinazione diabolica come siccità e alte temperature. Ecco perché anche a queste latitudini ci si interroga sui rischi concreti legati agli incendi boschivi, in presenza di un’ondata di caldo come quella che in questi giorni sta affliggendo il Vicentino. Qui, dove i roghi che colpiscono le zone lontane dai centri abitati sono in aumento. Un dato tra tutti? Nei primi sei mesi dell’anno, i vigili del fuoco hanno contato già 148 interventi per domare incendi di sterpaglie, boschi e colture. In tutto il 2016 le emergenze furono 165. Pronti ad entrare in azione in caso di allarme, oltre ai pompieri, ci sono 17 squadre della protezione civile con 150 operatori specializzati a domare le fiamme nei boschi e a dare supporto ai pompieri chiamati a intervenire in caso di complicazioni. Ma al di là delle risposte messe in campo, occorre parlare di prevenzione. Tenendo presente che quasi sempre, assicurano gli esperti dell’emergenza, dietro un incendio boschivo c’è la mano dell’uomo.

 

 

Si parte dai numeri, in crescita: secondo i dati forniti dal comando dei vigili del fuoco di Vicenza, nel 2016 in tutta la provincia, gli interventi per domare gli incendi di sterpaglie e colture (ma non sono mancati quelli boschivi) sono stati 165. Quest’anno, invece, se ne contano già 148 dal primo gennaio ad oggi. Spegnere gli incendi nelle zone boschive, qui, come nelle altre province venete, è un compito coordinato dalla Regione. Ma come funziona la macchina operativa? A spiegarlo è la direttrice dell’Unità organizzativa della protezione civile con l’interim anche dell’Unità operativa antincendio boschivo, Emanuela Ramon: «Dopo la segnalazione, viene allertato il funzionario dell’Unità operativa forestale competente e da lì si attivano i volontari convenzionati con la Regione. Possiamo contare su un migliaio di persone. Si tratta di operatori appositamente addestrati che conoscono il territorio e vengono sottoposti periodicamente a visite mediche. Le squadre sono chiamate a operare in sinergia con i vigili del fuoco che intervengono nel caso in cui l’incendio crei una situazione di pericolo per persone o per la viabilità». Il Vicentino coltiva un’eccellenza anche in questo campo, perché, come spiega la responsabile dell’Ufficio provinciale di protezione civile, Chiara Garbin, «la nostra è la provincia veneta che ha il maggior numero di organizzazioni di volontariato impiegate nelle operazioni di antincendio boschivo». Per la precisione «sono 17 le squadre, con 150 persone preparate ad entrare in azione dai Berici alla zona Pedemontana», precisa il responsabile del Comitato di protezione civile Valle dell’Agno, Stefano Bicego.

 

 

Anche se l’attenzione rimane alta, «l’estate non rappresenta per noi il periodo più rischioso, al contrario di quello che coincide con la fine dell’inverno - spiega Ramon -, quando la vegetazione deve riprendere la propria attività e siamo in presenza della massima disidratazione del legno. Ecco che le fiamme, in quel caso, possono avere maggior presa». Ma il livello della colonnina di mercurio e la siccità perdurante preoccupano. Una delle zone a più alto rischio, in questo scenario «sono i colli Berici. Le alte temperature determinano una maggiore evaporazione e disidratazione dei combustibili fini, erbe e arbusti». Alla base di tutto, continua l’esperta, «c’è sempre la mano dell’uomo, nel 90 per cento dei casi. L’autocombustione non esiste. L’unico evento naturale che può innescare un incendio è un fulmine». Come quelli, appunto, che avrebbero generato l’inferno a 150 chilometri da Lisbona. Con le alte temperature e il vento che hanno fatto il resto.

Laura Pilastro
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