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17.07.2017

Estate alternativa
Giovani missionari
nel Sud del mondo

Jenny Scaldaferro ha 26 anni, vive a Ospedaletto e ha fatto un’esperienza in Perù
Jenny Scaldaferro ha 26 anni, vive a Ospedaletto e ha fatto un’esperienza in Perù

VICENZA. Partono per le missioni. Ma non hanno l’abito talare e neppure il saio. Sono ragazzi, studenti e lavoratori, che scelgono agosto e settembre non per andare in vacanza a Ibiza o sullo Stelvio ma per fare l’esperienza unica della missione fra gli ultimi della Terra. Sono giovani che scelgono un viaggio speciale per scoprire l’altra faccia della vita nelle tante città della gioia disperse fra le latitudini più impervie, dimenticate ed estreme del Sud del mondo. Sono venti. Abitano in città e in provincia. Tredici ragazze, sette ragazzi. Vanno in Sudamerica, Africa, Asia, nei Balcani, nelle missioni che operano nelle aree più povere e pericolose del pianeta ma anche in due fra i luoghi della penisola in cui si lavora e si lotta per redimere e accogliere: la Casa Rut di Caserta dove le suore Orsoline sono impegnate a liberare centinaia di giovani donne dalla gabbia della prostituzione, e il centro migranti di Crotone dove arrivano migliaia di disperati in cerca di futuro.

 

Anche quest’anno si ripete, dunque, un’iniziativa unica in Italia, che vede giovani vicentini trasformarsi per uno o due mesi in missionari provvisori, folgorati anche loro su una particolare via di Damasco, in cui si può sperimentare quella che, secondo l’apostolo Luca è la libertà di Maria di partire in fretta, di non lasciarsi condizionare da niente, di fare qualcosa di lontanissimo dai suoi progetti. Sono ragazzi che vogliono abbracciare chi chiede aiuto, solidarietà, vicinanza, affrontando con entusiasmo un’esperienza difficile, dopo un corso di preparazione di un anno, curato da preti e suore di varie congregazioni, ma anche da animatori come Federico Costa e Jenny Scaldaferro, che hanno già vissuto la missione e che in questi mesi l’hanno raccontata a coetanei intenzionati a mettersi in cammino nelle periferie del mondo. All’inizio di questa avventura e a fare tuttora da guida è sempre lui, padre Luciano Bicego, il saveriano, irrequieto e ispirato, che sa parlare ai giovani. 

 

È il 1998. Padre Luciano è appena tornato dall’Amazzonia. Non avrebbe mai lasciati gli indios, ma il caldo tropicale gli sta togliendo le forze, è malato, e i superiori lo mandano a Vicenza in una Casa che all’epoca era più o meno un cronicario per missionari vecchi e malati. Padre Luciano arriva ma non sta mai fermo, in pochi mesi rivoluziona l’ambiente e, con il prezioso supporto della diocesi, crea una serie di attività, dalla mostra dei presepi al Mission day, una giornata per narrare ai ragazzi il significato della missione come immersione in un paesaggio di grande umanità, condivisione di bisogni e speranze, testimonianza di fratellanza. 

Da allora, in 19 anni, sono partiti per 16 Paesi 1100 giovani vicentini, tutti alla ricerca di un universo abitato da malattie, miseria, solitudine, sorretto solo da missionari e volontari di buona volontà. 

 

«Questi ragazzi – spiega Padre Luciano – scoprono realtà di emarginazione, di abbandono, ma anche valori che non immaginavano. È un’esperienza che cambia. Non si è più come prima. C’è chi vuole ripartire, chi fa una scelta di vita come missionario laico. Altri diventano animatori, formano gruppi che lavorano per la missione visitata». Come hanno deciso Federico Costa, 30 anni, di Caldogno, impiegato, che è stato in Thailandia, e Jenny Scaldaferro, 26 anni, di Ospedaletto, segretaria in uno studio di commercialista e studentessa di economia sociale. che è stata in Perù. 

E che hanno fatto da tutor dei giovani delle missioni 2017 pronti a partire. «Avevo voglia – dice Federico – di vedere con i miei occhi queste situazioni forti ma nascoste». «Era una cosa – dice Jenny - che volevo fare da tempo. Una ricerca di me e degli altri». Insomma, missionari a termine. Un viaggio straordinario all’interno di se stessi per cercare di comprendere il destino degli altri e il proprio. Il sogno dei ragazzi di padre Luciano.

Franco Pepe
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