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mercoledì, 26 settembre 2018

«Dopo le violenze
a Tanja serviva
più protezione»

L’omicidio-sucidio di Tanja Dugalic, la donna uccisa dal marito suicidatosi

VICENZA. «Non si può aiutare una donna a denunciare per poi morire». Maria Zatti, presidente dell’associazione “Donna chiama donna” che gestisce per il Comune il Centro antiviolenza di stradella dei Cappuccini, non trova altre parole per commentare l’omicidio-sucidio di Lonigo. Tanja Dugalic, la trentatreenne serba uccisa dal marito Zoran Lukijanovic, aveva trovato il coraggio di chiedere aiuto dopo aver subito violenze per una decina di anni. «Il problema è che quest’uomo è riuscito a scappare per poi tornare dalla Serbia armato di pistola. Serve più protezione» afferma Zatti.

 

L’esecuzione commessa venerdì in via Campistorti a Lonigo dal camionista, che si è poi tolto la vita con la stessa arma in un’area di servizio dell’A4 a Dolo nel Veneziano, ha posto diversi interrogativi. Per Zatti «la donna era stata tutelata a 360 gradi da tutta la rete, che ha funzionato bene» ma «bisogna lavorare anche sul fronte maschile». Maria Pia Mainardi, presidente di “Spazio donna” di Bassano, si spinge oltre:  «Probabilmente per queste persone serve il braccialetto elettronico per essere monitorate costantemente».

 

Sul fronte dell'inchiesta, oggi verrà effettuata l'autopsia sul corpo dell'assassino, mentre non è ancora stato disposto sulla salma della donna.