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29.10.2017

«Lega senza Nord? Questa è la fine di tutto»

Stefano Stefani, tra i fondatori della Liga Veneta/Lega Nord, contesta la svolta nazionale di Salvini
Stefano Stefani, tra i fondatori della Liga Veneta/Lega Nord, contesta la svolta nazionale di Salvini

Stefano Stefani è uno dei grandi vecchi della Liga Veneta/Lega Nord. «Preferirei essere ricordato per quello che sono davvero - puntualizza quello che, con Manuela Dal Lago, è stato l’esponente vicentino di punta del Carroccio nell’era Bossi - e cioè uno dei padri fondatori del partito».

Ecco, appunto. Ora che Matteo Salvini ha mandato al macero la sua eredità politica e culturale togliendo il nome “Nord” dal simbolo storico del partito come si sente?

Mi sento male, cosa vuole che le dica. Abbiamo lottato per ottenere degli obiettivi condivisi e per tutelare diritti e interessi del nord del Paese e ora il segretario ci dice che era tutto sbagliato, che bisogna fare un partito nazionale.

Non mi dica che lei vorrebbe ancora una secessione alla catalana...

No, quello no. Sono d’accordo con chi dice che l’indipendenza della Padania non ha più senso. Ma non sono affatto d’accordo con chi, come Salvini, mi viene a dire che non esiste più una questione settentrionale.

Esiste?

Esiste eccome. Il Nord Italia ha ancora bisogno di un movimento che sia concentrato su questioni che appesantiscono la zona più sviluppata del Paese.

E la Lega senza Nord cosa rappresenta, allora?

Vuole che dica davvero cosa penso?

In qualità di grande vecchio, pardon, di padre fondatore del partito, il suo parere ha un certo peso...

Se togliamo il Nord alla Lega vuol dire che è finito tutto. Non riesco a trovare un senso a un movimento nazionale che non ha più niente di quello per cui abbiamo lottato noi fin dall’inizio.

Beh, però dall’ultimo referendum per l’autonomia del Veneto qualche risultato è arrivato. Vicenza, addirittura, è stata la prima provincia come affluenza alle urne. Tutto da buttare?

A dire la verità mi aspettavo un’affluenza maggiore, a Vicenza come nel resto del Veneto, per non parlare della Lombardia. Ma l’ha letto il quesito che era stampato sulle schede?

Certo. «Vuoi che alla Regione Veneto...

...siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?». Ma chi diavolo può rispondere no a una domanda del genere? Tutte le persone sane di mente, leghiste o no, sono d’accordo. Ecco perché non credo ci sia molto da celebrare.

D’accordo, però i temi dell’autonomia toccano ancora i nervi di chi mette il Nord al centro. Pensa che Salvini non sia più dei vostri?

Salvini fa la sua partita personale, per certi versi più che comprensibile. Vuole diventare premier e può farlo solo sposando un progetto nazionale.

Bossi gli ha dato del fascista. Ha esagerato?

Tecnicamente no: ha ribaltato lo statuto della Lega con metodi, come dire, poco ortodossi. Anche se a Salvini bisogna riconoscere un merito evidente.

Che merito?

Ha preso la Lega che era precipitata al 4% e l’ha riportata attorno al 15%. Chi vince ha quasi sempre ragione.

Senta, lei è stato autorevole esponente di governo della Lega Nord oltre che parlamentare in diverse legislature: non si sente in qualche modo responsabile per non essere riuscito a portare a casa i risultati che vi eravate prefissati?

Non abbiamo portato a casa niente. C’è stato un momento in cui la nostra battaglia principale riguardava il trasferimento di alcuni ministeri a Monza. No, abbiamo sbagliato e me ne rendo conto. Ma la questione del Nord è ancora tutta lì e mollarla non è il modo giusto per affrontarla.

Lei è stato molto vicino a Bossi, ha perfino condiviso un appartamento a Roma. Lo ha sentito ultimamente?

Volevo chiamarlo dopo la rivoluzione di Salvini. Ma lui fa fatica a parlare e io sono sordo: al telefono proprio non ci capiamo. Andrò a trovarlo presto, ma so già cosa pensa.

E di Zaia possibile candidato premier cosa dice?

Sono certo che lui non andrà allo scontro con Salvini. Luca è molto capace ma non ha né palle né voglia di ostacolare il capo della Lega.

E Stefani voterà ancora per la Lega... nazionale?

Sì, voterò ancora Lega ma seguirò il consiglio di Montanelli: mi turerò il naso.

Marino Smiderle
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