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24.05.2018

L’uomo sopravvissuto «Così mi sono liberato dalla trappola di fuoco»

La Mercedes in fiamme: Veronese è riuscito a scendere in tempo
La Mercedes in fiamme: Veronese è riuscito a scendere in tempo

«Ho visto il camion dallo specchietto venire avanti di corsa, sempre di più, poi un’incredibile botta e le vampate di fuoco che riempivano il vetro del finestrino a pochi centimetri da me. Avevo un solo pensiero in mente: andar via da lì il prima possibile». Stevio Veronese, 55 anni, geometra padovano di Lozzo Atestino, è riuscito ad uscire e racconta quello che gli è successo. C’è voluto un giorno intero prima di poterne parlare. Era al volante della Mercedes, la terza auto che ha preso fuoco nel terribile incidente sull’A31, colpita a grande velocità dal mezzo pesante che ha investito come birilli le vetture ferme in coda per un altro incidente, avvenuto qualche minuto prima e in cui perderà un uomo. Alle sue spalle, a bordo delle altre due vetture rimaste bruciate, si conteranno altri tre morti. «L’urto col camion ha catapultato la macchina nel guardrail, col muso schiacciato sotto - racconta l’uomo che si trovava in viaggio per lavoro per una ditta di Este - Quando tutto si è fermato mi sono toccato per capire come stavo, soprattutto le gambe che mi facevano male. Un attimo solo e ho sentito un forte calore, ho visto le vampate di fuoco che avvolgevano completamente il vetro del finestrino, le lingue erano alte, ben al di sopra dell’auto. Solo una cosa ho pensato in quel momento: uscire di lì e in fretta prima che le fiamme entrino». A questo punto Veronese tenta di uscire dall’abitacolo passando dalla portiera del passeggero, l’unica via di fuga rimasta ancora praticabile. «La porta non si apriva, io pensavo con tutta la forza che avevo: “Ti devi aprire, ti devi aprire”, e così ho preso la maniglia in mano, ho fatto perno sul sedile del guidatore e ho cominciato a calciare di tallone sempre più forte, l’ultimo calcio è stato il più deciso e quella dannata porta si è aperta». Una volta fuori resta impressionato da quello che vede intorno. «Vedevo che le fiamme si propagavano ad una velocità notevole. Vicino a me l’area era libera. Da lì ho visto quello che stava succedendo alle auto dietro di me, che prima non sapevo nemmeno ci fossero. Ho detto a chi c’era che lì dentro c’era qualcuno che poteva avere bisogno di aiuto, mi dicevano che poteva esplodere tutto da un momento all’altro e che ormai non si poteva fare altro. Ho fatto qualche passo per avvicinarmi e già si sentivano alcuni scoppi, poi in un attimo quelle lamiere e tutto quello che vedevo davanti è stato completamente avvolto da grandi vampate e da un denso fumo nero. È stata impressionante la rapidità con cui è avvenuto tutto questo. Ora il dispiacere più grande è per quelle persone che non ci sono più». Veronese, portato in ambulanza al San Bortolo senza lesioni gravi, riesce a ricostruire anche gli attimi dallo schianto al momento in cui si è ritrovato con l’auto addosso al guardrail. «Dallo specchietto ho visto il camion che non si fermava, ho avuto qualche secondo per pensare. Mi sono detto: “Stai seduto, proteggi schiena e collo”. Mi sono appoggiato al sedile senza irrigidirmi e ho cercato di seguire i movimenti dell’auto. Il colpo è stato molto violento, l’auto ha volato per qualche metro, ha sbattuto sul guardrail ed è scoppiato l’airbarg: quello e la cintura mi hanno salvato». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Guarda
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