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24.08.2018

Foto proibite
in Libano
In cella da 6 mesi

Preghiera fuori dalla moschea a Beirut
Preghiera fuori dalla moschea a Beirut

TRISSINO. Karim Bachri, 24 anni, cittadino italiano, residente a Trissino, dall’8 marzo è detenuto in una caserma in Libano dopo essere stato arrestato due giorni dopo il suo arrivo nel Paese mediorientale. 
«Non so cosa sia esattamente successo, ma da quanto ho capito mio figlio è stato arrestato dopo avere fotografato un sito militare», dice Erica Masiero, la mamma di Karim, che dal 14 giugno non riesce più a parlare con lui. 
Al momento le autorità libanesi non hanno ancora comunicato il motivo della detenzione del 24enne e il caso del giovane vicentino è all’attenzione anche del consolato italiano e quindi della Farnesina.
Quello effettuato in marzo non è stato il primo viaggio in Libano fatto da Karim. Che infatti era andato nel Paese mediorientale anche qualche mese prima. 
La famiglia, riguardo ai viaggi in medioriente del 24enne non ha mai nutrito alcuna perplessità.
«Karim è sempre stato molto curioso - insiste la mamma -. In passato ha visitato anche l’ex Jugoslavia, l’Arabia e poi anche gli Stati Uniti. Sapere che si interessava al Libano, alla sua storia e cultura non ci è parso assolutamente strano».
Ma la vicenda, invece, potrebbe anche nascondere dei profili ben più complessi rispetto alla carcerazione per avere scattato una (o più) foto a qualche sito militare. Tra le ipotesi che si fanno strada per giustificare la lunga detenzione di Bachri c’è il sospetto che il giovane vicentino sia entrato in contatto con qualche organizzazione criminale internazionale con finalità terroristiche. Da qui, dunque, la delicatezza del caso.

Matteo Bernardini
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