CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

09.09.2018

Quei bunker tedeschi che vinsero le bombe

La rete di gallerie e rifugi è già stata utilizzata in passato per ospitare mostre di carattere storico che raccontano dal punto di vista militare e ingegneristico l’interessante vicenda svoltasi tra il 1944 e la fine del conflittoLe condizioni del compendio termale dopo il  bombardamento anglo-americano del 20 aprile 1945Il feldmaresciallo Albert Kesselring, al centro in giubba chiara, stabilì il comando supremo a RecoaroIl particolare di uno dei passaggi del bunker che si trovava sotto l’albergo Savoia
La rete di gallerie e rifugi è già stata utilizzata in passato per ospitare mostre di carattere storico che raccontano dal punto di vista militare e ingegneristico l’interessante vicenda svoltasi tra il 1944 e la fine del conflittoLe condizioni del compendio termale dopo il bombardamento anglo-americano del 20 aprile 1945Il feldmaresciallo Albert Kesselring, al centro in giubba chiara, stabilì il comando supremo a RecoaroIl particolare di uno dei passaggi del bunker che si trovava sotto l’albergo Savoia

Recoaro bella e affascinante in superficie circondata dalle Piccole Dolomiti e tutta da scoprire anche nel sottosuolo dove si trova una fitta rete di bunker costruiti sul finire della seconda guerra mondiale. Strutture resistenti molte delle quali hanno superato indenni il bombardamento alleato del 20 aprile 1945. La Todt, l’impresa che si occupava delle costruzioni nella Germania e nei paesi occupati dalle forze armate tedesche, li aveva cominciati a progettare nella primavera del 1944, dopo che il feldmaresciallo Albert Kesselring aveva scelto la località termale vicentina come nuova sede del suo Comando. Per proteggere sia i militari che i civili la Todt diede inizio ad un impegnativo programma di costruzione di bunker e di gallerie antiaeree. Il 25 settembre 1944 il Comando di Kesserling era in grado di assegnare un primo lotto di bunker e di gallerie agli addetti dei singoli uffici e ai soldati indicando il numero massimo di persone che ciascuna struttura poteva contenere. I disegni delle gallerie furono curati da tecnici recoaresi, Francesco Piccoli, Guerino Fiori, Ovidio Pozza, e da impiegate locali che lavoravano negli uffici dell’albergo Gaspari che era sede della Todt. Fino al termine della guerra il responsabile del personale italiano alle dipendenze della Todt a Recoaro fu l’ingegnere Luigi Brosi. La Todt gestiva amministrativamente i cantieri con proprio personale ma appaltava i lavori ad imprese edili italiane, come la ditta Francesco Benetti di Valdagno, l’impresa Maltauro di Recoaro e la milanese Samicen. Quest’ultima, da sola, impiegò fino a 200 operai al giorno per i lavori alle Regie Fonti. Gli operai avevano un’età variabile dai 15 ai 60 anni e provenivano per la maggior parte da Recoaro e dalla Valle dell’Agno. Per le forniture la Todt ricorreva anche a commercianti e artigiani locali, ad esempio la vetreria Cocco, l’officina meccanica Pozza, la falegnameria Bazzon e, per i trasporti, la ditta Gaigher. In totale furono costruiti 6 bunker, 25 rifugi in galleria, che nel linguaggio corrente sono anche queste chiamate bunker, e un numero imprecisato di trincee paraschegge. Il presidio germanico collaborò con l’amministrazione comunale nella gestione del servizio di difesa antiaerea passiva, sia per quanto riguarda la regolamentazione dell’oscuramento e degli allarmi, sia nella costruzione dei rifugi. Il rifugio in galleria, vale a dire la trentina di bunker che sono ad oggi presenti sul territorio di Recoaro, era il più usato nelle zone collinari perché garantiva un’ottima protezione in caso di bombardamento: la roccia compatta permetteva di creare spazi sicuri nel sottosuolo. Inoltre le rocce presenti nell’area di Recoaro, si dimostrarono particolarmente adatte per realizzare questi manufatti. La costruzione del rifugio avveniva sulla base di un progetto con piante, sezioni, pendenze e gradi di inclinazione dei vari tratti di galleria. Di norma il ricovero presentava due corridoi di ingresso con larghezza minima di 1,20 metri e altezza di 2 che immettevano in una sala centrale. Spesso gli ingressi erano difesi da uno o due muri sfalsati in calcestruzzo con funzione di paraschegge e di riduzione dell’onda d’urto delle esplosioni. I corridoi ed i locali interni avevano il soffitto a volta a tutto sesto in mattoni o cemento armato. L’uso del cemento era ridotto a causa delle difficoltà di approvvigionamento e per la necessità di impiego nelle opere di difesa di superficie. La pavimentazione era di ghiaia o selciato. Solo il rifugio comando alle Fonti Centrali, quello di Kesselring, e alcuni ricoveri più importanti erano dotati di pavimento in cemento per la parte degli uffici o delle stanze centrali. Tutti i rifugi erano provvisti di illuminazione elettrica. La capienza era calcolata in due persone per metro quadrato. I lavori cominciavano con lo scavo di un cunicolo centrale, che poi veniva successivamente allargato per permettere la costruzione di stanze interne e dei muri laterali. Prima del rivestimento interno la galleria al grezzo veniva progressivamente armata per evitare crolli improvvisi. Per ultimo si procedeva con la costruzione o con il getto della volta a botte. Si proseguiva poi con le cunette laterali e la pavimentazione. Con il proseguire della guerra i rifugi in galleria diventarono sempre più spartani. Una descrizione ricca di particolari la offre lo storico Franco Rasia nel libro “Bombs Away!”. A fine settembre ’44 erano utilizzabili sette rifugi antiaerei in galleria, ma la costruzione di altri sarebbe continuata per tutto l’inverno e fino al bombardamento del 20 aprile 1945. Alla fine della guerra risultavano costruiti 27 rifugi, solo alcuni dei quali non completati. Ora Recoaro punta anche a questo tipo di turismo storico per rilanciarsi e Rasia stesso è vice presidente dell’“Associazione bunker Recoaro 1944-1945”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Cristina
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1