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11.08.2018

Pioggia torrenziale Fango e detriti bloccano il sentiero

Lo smottamento che nel 2016 aveva interessato lo stesso sentieroLa frana che ha coinvolto un tratto del sentiero 120 del Cai dopo due giorni di pioggia. CRISTINA
Lo smottamento che nel 2016 aveva interessato lo stesso sentieroLa frana che ha coinvolto un tratto del sentiero 120 del Cai dopo due giorni di pioggia. CRISTINA

Due giorni di pioggia, a tratti molto intensa, hanno provocato una frana che ha travolto un tratto del sentiero 120 del Cai. Si tratta di un percorso gestito dal Cai di Valdagno che porta da Recoaro Mille al rifugio della Gazza. Uno dei sentieri preferiti dagli escursionisti perché poco impegnativo e adatto quindi anche alle famiglie e molto suggestivo dal punto di vista paesaggistico. L’altro giorno nel pomeriggio un tratto di alcune decine di metri è stato travolto da ghiaia e sassi che si sono staccati da un vajo a monte. Ora la zona non è più percorribile, ma è stata subito posizionata una nuova segnaletica nella zona del rifugio e nelle vicinanze di malga Rove Alta. Una piccola deviazione a valle consente di bypassare la frana allungando di poco più di una decina di minuti la passeggiata e di raggiungere il rifugio della Gazza. Ghiaia e sassi hanno travolto il muro di contenimento e la briglia che erano state create proprio per mettere in sicurezza il tratto all’inizio dell’estate del 2016 da Cai, forestale e Comunità montana. Immediatamente sono stati allertati dal presidente del Cai di Valdagno Enrico Soprana il corpo forestale, i carabinieri forestali, i vigili del fuoco e il sindaco di Recoaro Davide Branco. Poco dopo la frana sul posto è transitato anche Cesare Guiotto, valdagnese, che fa parte del Coro dell’Obante: «Un bellissimo sentiero che in un tratto è stato spazzato via. Sono rimasto ad osservare incredulo quanto accaduto e poi, visto che qualche sasso cadeva ancora, mi sono allontanato. Sul posto erano comunque già presenti degli uomini della forestale». Anche il sindaco Branco assicura: «Siamo già al lavoro per capire come si potrà intervenire. Sicuramente ci vorrà del tempo. Per quanto riguarda il resto del paese la protezione civile ha monitorato il territorio e non ci sono state situazioni di criticità». Nel marzo del 2016 proprio sullo stesso tratto di sentiero era andato in scena un copione simile e il percorso era stato sistemato all’inizio di quell’estate, a giugno, con una briglia e un muro di contenimento. In quell’occasione dal monte Zevola, che fa parte del gruppo Tre Croci, si era staccato un costone di roccia. Nella zona del vajo stretto di San Paolo pietre di grosse dimensioni mischiate alla neve erano cadute a valle. Quella volta c’era stato un testimone oculare dell’evento rimasto fortunatamente incolume: uno scialpinista di Montecchio che aveva visto in pochi secondi cadere non lontano da lui neve e sassi. Ora nei prossimi mesi bisognerà capire che tipo di interventi possa risultare efficace per cercare di contrastare queste frane che avvengono o con lo scioglimento della neve o forti piogge. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Cristina
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