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martedì, 13 novembre 2018

Islanda su 2 ruote
Vacanze estreme
per padre e figlia

Mariano e Sara Storti con le loro biciclette in Islanda

RECOARO. Mille e 500 chilometri in bicicletta attraverso l’Islanda. Mariano Storti, 64 anni, con la figlia Sara, 26, è appena rientrato dall’impegnativo viaggio che lo ha visto per una ventina di giorni pedalare spesso con un tempo inclemente. «Viaggiare in Islanda in mountain bike è come essere dei marinai. In bicicletta infatti, proprio come su una nave, si è sempre in balia dei venti e delle condizioni atmosferiche: se piove o il vento è contrario ci si ritrova a lottare per avanzare di pochi chilometri» osservano i due avventurosi ciclisti recoaresi.

 

In un’estate che ha visto temperature elevate anche in Scandinavia, l’Islanda ha fatto eccezione con un luglio e agosto caratterizzati da piogge, vento e freddo: il termometro è sceso infatti fino a tre gradi sopra lo zero. Acquazzoni e raffiche a quasi 100 all’ora che li hanno costretti a doversi fermare per motivi di sicurezza visto l’allerta meteo impediva di proseguire.

 

I due recoaresi dall’aeroporto di Keflavik hanno percorso l’isola in senso anti-orario lungo la strada numero 1, la cosiddetta “Ring Road”: loro e le bici, rigorosamente non elettriche, e con un bagaglio ridotto all’essenziale ma che con i suoi 25 chili si è fatto sentire. Per Mariano Storti quello in Islanda è stato un ritorno visto si è trattato del quarto viaggio, tutti ovviamente non convenzionali: «L'isola di ghiaccio e di fuoco fa parte ormai della mia vita - racconta -. La prima volta attraversai con Giorgio Guasina il Vatnajokull, uno dei ghiacciai più grandi del mondo. La seconda con Antonio Bevilacqua feci il periplo dell'isola lungo la strada n.1 e poi i deserti centrali lungo la pista del Kjolur: 1700 km. di mountain bike in 22 giorni. La terza con Andrea Sartori, attraversammo l'isola da sud a nord, praticamente una montagna di 400 km. con una slitta-risciò e gli sci».

 

Storti durante l’anno insegna alla scuola media dell’istituto comprensivo Floriani italiano storia e geografia ma d’estate è solito lanciarsi in avventure: «Viaggi minimali a filo d'acqua, nell'aria, sulla madre terra» preferisce chiamarli lui. Ad esempio nel 2015 in occasione del centenario della prima guerra mondiale, aveva scelto di salpare in kayak dal porto di Buccari, famoso per l’omonima beffa dannunziana del febbraio 1918, con destinazione Ragusa, in Dalmazia meridionale: 600 chilometri di trekking nautico in solitaria che lo avevano impegnato 16 giorni.

In Croazia dal 2010 sempre in kayak e in solitaria ha affrontato vari percorsi, circumnavigato isole. L’impresa del 2018 a causa della frattura nei mesi scorsi di tibia e perone è stata ancora più sudata: «Quello che si raggiunge senza sacrificio non vale niente».