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12.01.2018

PalaSoldà in balìa di vandali e teppisti

Il Pala Soldà è diventato punto di ritrovo di giovani balordi.   VE.MO.Non mancano rifiuti in quantità abbandonati nei posti bui. VE.MO.Al Pala Soldà  bottiglie, lattine e mozziconi ovunque. VE.MO.Addirittura il frontalino di un’auto gettato lungo le scale.   VE.MO.
Il Pala Soldà è diventato punto di ritrovo di giovani balordi. VE.MO.Non mancano rifiuti in quantità abbandonati nei posti bui. VE.MO.Al Pala Soldà bottiglie, lattine e mozziconi ovunque. VE.MO.Addirittura il frontalino di un’auto gettato lungo le scale. VE.MO.

Cocci di vetro, cartoni di vino e lattine di birra. Ma anche un tappeto di mozziconi di sigarette e spinelli. Non è ciò che rimane di un rave party in uno sperduto angolo in collina. È quello che si trova fuori dal palazzetto dello sport intitolato a Gino Soldà, a due passi dall’ospedale vecchio e a poche centinaia di metri dalle scuole, sotto le finestre dei condomini di via Volta. Nelle aree verdi del PalaSoldà, in quelli che al calare del buio si trasformano in perfetti anfratti dove tutto diventa lecito, l’immondizia la fa da padrona e anche il timore di ritorsioni che rende restii a parlare i residenti. Chi abita nelle case che si affacciano sulla struttura sportiva è diventato testimone di un far west che non si limita al fine settimana. «Ormai assistiamo impotenti a ragazzi che vengono appositamente qui per consumare droga, e non solo spinelli, visto che non mancano le siringhe abbandonate dopo l’uso. L’altra sera un gruppo si divertiva a far esplodere le bottiglie gettandole addosso al muro». Ed è l’età dei frequentatori ormai abituali che lascia allibiti i residenti esasperati da una situazione che va avanti da troppo tempo. «Il via vai inizia verso le 15, quando finiscono le lezioni, ma è un continuo. Sono giovani dai 13 fino ai trent’anni. Non possiamo più lasciare le nostre automobili nel parcheggio perché i danni alla carrozzeria e il taglio delle gomme sono all’ordine del giorno». Non ci si espone, ma si parla. C’è chi l’auto l’ha venduta, perché non avendo il garage e dovendola lasciare di notte in balia di gruppi di balordi ha preferito disfarsene. «Per non parlare del sesso a cielo aperto. Non ne possiamo più». Gli angoli più nascosti sono quelli che guardano alla pista di atletica dove la struttura presenta scale che diventano perfetti nascondigli fuori controllo. E lì dove l’immondizia si concentra ancora di più, fa capolino anche un pezzo di parafango mentre in fondo alla scala oltre il portone si sentono le voci dei ragazzi che si stanno allenando all’interno del PalaSoldà. A pochi metri dal piazzale, Nicola Benetti gestisce il bar del “Pala Lido”: «Non c’è controllo in questa zona. E pensare che è frequentatissima da bambini di ogni età, sportivi, famiglie e che dovrebbe essere il simbolo della vita sana. Siamo a pochi passi dalla pista ciclabile eppure, quando alle 23 si chiudono definitivamente le due strutture, qui è il caos. Basterebbe poco, comunque, per garantire un minimo di sicurezza: anche solo dei fari con sensori di movimento che rendano le zone, adesso in mano a quella gente, non appetibili». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Veronica Molinari
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