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07.11.2017

«La nostra Africa»
Famiglia adotta
150 piccoli orfani

Alessio Bicego vicini a uno dei pozzi
Alessio Bicego vicini a uno dei pozzi

VALDAGNO. Una famiglia valdagnese con il mal d’Africa. È quella di Alessio Bicego, che non riesce proprio a stare distante da Gulu, nel nord Uganda. Dopo una vita come capostazione delle Ftv in viale Trento, non solo mantiene la promessa di partire per il continente nero, ma con la moglie Lucia, i figli Paolo, Matteo e Daniela, il fratello Stefano e la cognata è un tutt’uno con l’orfanotrofio. Ha contribuito anche lui a farlo crescere, aiutando i bambini, ma anche le 3.500 persone che vivono nei villaggi vicini con le piccole conquiste come l’essiccatoio e i pozzi realizzati da “VolontariAmo con il St. Jude”, uno dei progetti del comitato di Cooperazione internazionale decentrata - Città di Valdagno.

Da 31 anni Alessio Bicego due volte all’anno lascia la vallata per andare in un Paese che gli ha fatto vivere situazioni estreme e che gli ha regalato Daniela, che oggi ha 21 anni, e a 6 è diventata sua figlia: «Ho toccato con mano la guerra civile che ha seminato morte in Uganda - racconta -. Sono stato sequestrato per una notte dai guerriglieri con mia moglie e mio figlio Matteo che aveva 3 anni. Ma non ci siamo fermati. Dal 2013 Paolo, 30 anni, ha deciso di vivere a Gulu dove segue la manutenzione dell’orfanotrofio e trasporta i piccoli all’ospedale a cinque chilometri in caso di necessità».

L’orfanotrofio ospita 150 bambini di cui 50 disabili gravi e gravissimi che possono contare sull’infermeria e sulla fisioterapia. «Quest’anno ho iniziato a imparare il linguaggio dei sordomuti perché solo nella struttura ci sono sette piccoli con questa disabilità, seguiti da un pastore evangelista anche lui sordomuto - continua il volontario -. Spesso i problemi dei bambini sono dovuti a scoppi di mine anti uomo oppure a ferite gravissime provocate dai guerriglieri».

Ma Bicego che fa parte dell’associazione con sede a Predazzo, con 60 soci tra Lombardia, Veneto e Trentino, è sempre in moto e lasciatosi alle spalle l’essiccatoio e i due pozzi realizzati pensa al futuro. Il nuovo progetto è creare una rete di produzione e vendita on line dei prodotti che realizzano i ragazzi dell’orfanotrofio. Un “Amazon” della solidarietà, insomma. «È stata costruita una casetta dove si trova l’art studio con due stanze - aggiunge Bicego -. Una destinata ai laboratori e una dove vengono esposti i lavori realizzati, come quelli di sartoria. L’idea è di creare un sito per il commercio on line, ricavando fondi e creando lavoro per i ragazzi di Gulu». In 31 anni Bicego ha anche visto crescere la nazione, asfaltare le strade e trasformare il piccolo ospedale missionario in una struttura da 500 posti letto, sostenuta dalla fondazione Corti di Milano e gestita dai comboniani. Gli ultimi arrivati sono un dormitorio per mamme con figli disabili che durante il soggiorno imparano a curare le ferite e le malattie non trasmissibili e un acquedotto di tre chilometri, scavato a mano quest’estate da 200 studenti, che collega un pozzo dell’orfanotrofio all’ospedale. E se Alessio è appena tornato con Daniela, ora sono già pronte le valigie di Matteo.

Veronica Molinari
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