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21.09.2018

L’emergenza bomba ferma il centro

Il convoglio con gli ordigni  lascia il centro. FOTOSERVIZIO CISCATO - STELLACarabinieri e agenti di polizia locale hanno bloccato via ManinIl garage sotto sequestro dove erano depositati gli ordigniAnche il sindaco Acerbi con tanti cittadini ha assistito alle operazioni
Il convoglio con gli ordigni lascia il centro. FOTOSERVIZIO CISCATO - STELLACarabinieri e agenti di polizia locale hanno bloccato via ManinIl garage sotto sequestro dove erano depositati gli ordigniAnche il sindaco Acerbi con tanti cittadini ha assistito alle operazioni

Operazione lampo dei genieri dell’Esercito. La città non ha fatto a tempo a capire cosa stava esattamente succedendo che la colonna di mezzi militari era già diretta alla cava, dove sono stati fatti brillare gli ordigni bellici prelevati dal garage di via Manin. Dalle prime ore della mattina di ieri, ben prima dello scattare dell’ordine di sgombero, i residenti avevano evacuato le abitazioni. Finestre aperte e imposte accostate facevano capire che le case erano state pronte per l’arrivo dei militari del 2° Reggimento genio guastatori della brigata alpina “Julia” di Trento, mentre gli agenti del consorzio di polizia locale “Valle Agno” guidati dal comandante Daniele Vani controllavano che tutto fosse in sicurezza nell’area delle operazioni. «Non sapevo di avere sotto i piedi un arsenale -afferma Cristina Grigenti che in strada attendeva il momento per poter rientrare in casa-. Ma sono tranquilla e ora che porteranno via tutto sono molto più rilassata». Anche Elvio Ponza, presidente della società di mutuo soccorso che ha sede proprio nel complesso residenziale di via Manin si è detto «assolutamente sicuro che tutto fosse stato già messo in sicurezza all’epoca della scoperta degli ordigni». A novembre scorso, infatti, erano state rinvenute armi di guerra durante le perquisizioni domiciliari successive all’arresto di Ettore Ravazzolo. Al dirigente dell’università di Padova, arrestato per corruzione e turbata libertà degli incanti nell’ambito di un’inchiesta per lavori di manutenzione dei palazzi universitari della città euganea, erano stati sequestrati un ordigno da aereo del 1943, aperto senza spoletta ma con all’interno ancora del tritolo, granate, bombe a mano della prima guerra mondiale, due pistole lanciarazzi, baionette, coltelli e altri ordigni con polvere pirica. E se prima delle 9 sembrava una mattinata qualunque, è bastata la vista dei mezzi militari per affollare l’incrocio tra corso Italia e via Manin. Alle 9.50, i genieri scortati dai carabinieri della compagnia di Valdagno del maggiore Mauro Maronese sono arrivati seguiti dai vigili del fuoco del distaccamento di Schio e dalla Croce rossa. E mentre gli specialisti sono entrati nel garage sotterraneo del complesso dove erano depositati gli ordigni, gli uomini della polizia locale hanno bloccato gli accessi a monte e a valle. Immediatamente si sono formati capannelli di persone incuriosite dall’insolito movimento. Nel giro di una ventina di minuti il mezzo degli alpini con il materiale prelevato si è rimesso in marcia, scortato dai carabinieri, per raggiungere la cava di Spagnago dove sono stati fatti brillare in più fasi creando dei “fornelli”, ovvero buchi nel terreno dove eseguire le operazioni in sicurezza. Sul posto anche il sindaco Giancarlo Acerbi che aveva firmato l’ordinanza di evacuazione per una cinquantina di persone e lo sgombero di 22 appartamenti e 30 garage: «Ringrazio le forze dell’ordine per la celerità dell’operazione che ha ridotto al minimo il disagio per i residenti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Veronica Molinari
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