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24.02.2019

Il calzolaio magico fa le scarpe a mano con diamanti e vino

La bottega sui generis negli spazi messi in affitto dalla Marzotto
La bottega sui generis negli spazi messi in affitto dalla Marzotto

Un salone ottocentesco con travi a vista, il profumo del cuoio e l’eleganza dello stile anglosassone che avvolge “La fabbrica di scarpe”. In quell’angolo di storia sepolto dalla polvere del tempo dove la Fabbrica, quella valdagnese per eccellenza, ha mosso i primi passi c’è Andrea Maria Dani, 49 anni, chino sul piano di lavoro a creare modelli per piedi internazionali. Si respira un’atmosfera d’altri tempi entrando dal portone in via Gaetano Marzotto, dove un ottimo whisky scozzese si accompagna al libro su Gino Soldà, la bandiera britannica accanto alle poltrone da barbiere, rimesse a nuovo, del conte Marzotto. Parlare di calzaturificio artigianale, quando si entra al “Gatto d’oro”, è riduttivo. È “Il calzolaio magico”, come il titolo del libro che Dani sta scrivendo, che accompagna i clienti nei 400 metri quadrati dove ha trovato casa lo spazio per il ricevimento, l’angolo barberia, rigorosamente a forbice, e quello di sartoria su appuntamento e, dove appena terminata la ristrutturazione, prenderanno forma lo showroom, il laboratorio ed un’area relax. «Sono nato a San Bonifacio da una famiglia di commercianti di tessuti e fino a 15 anni fa ero informatore farmaceutico - racconta lo stilista -. Poi la crisi del settore e la mia passione d’infanzia per le scarpe mi hanno spinto a rischiare. Non sapevo nulla del mestiere e ho dovuto imparare tutto». Ed inizia lavorando in conceria ad Arzignano per toccare con mano la concia. Da lì, vendendo pelli di alta qualità a piccole aziende calzaturiere venete, ha conosciuto stilisti che sono diventati i suoi maestri e che gli hanno permesso di rubare con gli occhi l’arte. Il salto nel 2014, con il suo primo negozio a Recoaro in via Lelia. «Poi l’anno scorso ho visto il cartello “affittasi” dove oggi mi sono trasferito. Era un segnale e ho deciso di lasciarmi catturare da quest’atmosfera che profuma di storia». Guai a chiedergli chi sono i clienti: tutto coperto dalla privacy, ma s’intuisce che c’è anche una clientela internazionale che spazia dal mondo dell’arte a quello della musica, dalla Russia all’Australia e ai Paesi Arabi. Certo quando gli zeri aumentano e si parla di pantofole con diamanti e rubini o di una scarpa in botte, vale a dire immersa nel vino rosso e arricchita dalle vitamine del tannino, i modelli non sono per tutte le tasche. Ma si possono ordinare anche “semplici” scarpe da campagna inglese o mocassini. In ogni caso su misura e fatte a mano «con pelli esclusive dall’Inghilterra, dalla Toscana o da Arzignano, dove la qualità è garantita - specifica lo stilista -. Per creare certi modelli mi servono anche 30 ore di lavoro e l’ordine viene consegnato in due mesi. Ma questo posto vuole anche aprirsi alla città. Creerò un’associazione culturale per ospitare presentazioni di libri, serate musicali e incontri aziendali». Le ultime nate? Proprio per un valdagnese: la riproduzione, da una foto, delle scarpe dei soldati Arditi della Grande Guerra. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Veronica Molinari
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