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18.10.2017

Crollo in galleria
«Spostare il corso
della Poscola»

L’area del cantiere della Pedemontana posta sotto sequestro dalla procura dopo il crollo avvenuto l’11 settembre scorso
L’area del cantiere della Pedemontana posta sotto sequestro dalla procura dopo il crollo avvenuto l’11 settembre scorso

Con i vertici del Consorzio Sis, che sta costruendo la Pedemontana, la procura è stata chiara: i lavori nel cantiere posto sotto sequestro potranno ripartire solo quando l’area verrà messa in sicurezza. Per adesso, all’interno della zona dove l’11 settembre scorso si era aperta una voragine di 100 metri all’imbocco della galleria di Castelgomberto che dovrebbe collegare la valle dell’Agno a Malo, finché non saranno eseguiti i lavori indicati dai consulenti del pubblico ministero Silvia Golin, nulla potrà essere mosso.

Dell’equipe di esperti di cui ha deciso di avvalersi il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta sul crollo avvenuto il mese scorso e su quello che il 19 aprile 2016 provocò la morte dell’operaio Sebastiano La Ganga mentre stava lavorando nella galleria di San Tomio, fanno parte gli ingegneri Francesco Rossitto e Gianluca Pasqualon, e il geologo Andrea Vorlicek.

Nella loro relazione, i tre tecnici, rilevando una serie di criticità, hanno puntato i fari soprattutto su un aspetto, considerato imprescindibile per far proseguire i lavori: lo spostamento del torrente Poscola.

«Il corso del torrente Poscola deve essere spostato a nord verso i monti. Siamo infatti in autunno, stagione delle piogge, e c’è il rischio esondazioni», ribadiscono i consulenti. Che poi spiegano come la deviazione del corso d’acqua metterebbe al riparo non solo i lavori, ma anche le costruzioni (industriali e private) che stanno attorno all’area del cantiere.

Per la procura la modifica del tracciato del torrente è insomma una condizione imprescindibile e allo stesso tempo rappresenta un’urgenza, non solo per riprendere i lavori della superstrada, ma per l’intero territorio. Le conclusioni a cui sono arrivati gli esperti nominati dal pubblico ministero sarebbero già state comunicate anche al sindaco di Cornedo e agli altri suoi colleghi dei comuni limitrofi interessati dal cantiere.

Nel corso dei loro sopralluoghi i consulenti della procura hanno anche utilizzato un drone tramite il quale sono riusciti a mappare con precisione tutta l’area attualmente posta sequestro per verificare l’esatta morfologia della zona e le eventuali criticità a cui far fronte. Finora però il parere dei due ingegneri e del geologo non avrebbero convinto i vertici del Consorzio Sis che, in primis, non riterrebbero opportuna la modifica del percorso del Poscola. Ed è per questo motivo che al momento tutto rimane sequestrato e i lavori, di conseguenza, bloccati.

Un muro contro muro, quello tra l’Ufficio del pubblico ministero e la Sis che sta proseguendo ormai da mesi ponendo sul tavolo due visioni opposte e inconciliabili. Da un lato quella dell’azienda che si vedrebbe danneggiata dal fatto di non poter proseguire gli stati di avanzamento della Pedemontana sostenendo la bontà e la regolarità dei progetti presentati e depositati in Regione.

Dall’altro, invece, la posizione del pm che, forte di una consulenza redatta da un team di esperti di primo piano, ritiene, allo stato attuale, troppo pericolose le condizioni in cui si trova il cantiere sottoposto a pericoli (leggasi la potenziale esondazione del Poscola) che non solo potrebbero concretizzarsi, ma che facendolo rischierebbero di mettere a repentaglio l’ incolumità non solo dei lavoratori impegnati nella realizzazione della superstrada, ma pure di quelli delle aziende vicine, nonché dei residenti della zona. Lo stallo, in attesa dell’ulteriore sviluppo delle indagini, e di eventuali ricorsi da parte del Consorzio, rimane insomma totale. E la realizzazione della Pedemontana un obiettivo ancora lontano all’orizzonte.

Matteo Bernardini
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