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25.09.2017

Ritratta in aula le accuse al sindaco

Il municipio di Castelgomberto. A processo ci sono il sindaco e il segretario comunale. ARCHIVIOUn’aula del tribunale di Vicenza, dove è in corso il processo
Il municipio di Castelgomberto. A processo ci sono il sindaco e il segretario comunale. ARCHIVIOUn’aula del tribunale di Vicenza, dove è in corso il processo

«Non si trattava di diverse versioni dello stesso atto amministrativo. Semplicemente, c’era una bozza che avevano preparato in fretta e in furia prima di andare in ferie, che doveva essere corretta e sistemata. Poi mi scordai di cambiare la data originaria». È stato tutto un equivoco, per la dipendente comunale Chiara Cocco. Ma come, quando era stata ascoltata durante le indagini aveva dato una versione diversa. «Oggi, qui in tribunale, vi sto dicendo la verità. Allora ero confusa, avevo paura che mi venissero attribuite delle responsabilità». La sua testimonianza, resa nel corso del processo, potrebbe modificarne gli esiti. E, per quella doppia versione, il pubblico ministero Paolo Fietta ha chiesto che i giudici trasmettano gli atti alla procura, per valutare se si possa configurare il reato di falsa testimonianza.

Il colpo di scena è avvenuto nei giorni scorsi, in tribunale a Vicenza, nel corso del processo al sindaco e al segretario comunale di Castelgomberto. Davanti al collegio presieduto da Lorenzo Miazzi (giudici Camilla Amedoro e Matteo Mantovani), ci sono il primo cittadino Lorenzo Dal Toso, 42 anni, residente a Trissino, e il segretario Maria Grazia Salamino, 54 anni, di Thiene. Devono rispondere di abuso d’ufficio e di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Al centro della vicenda c’è un’assunzione contestata, con modalità ritenute da codice penale. Nel mirino della procura, che aveva coordinato le indagini della sezione di polizia giudiziaria, le versioni del documento con cui il Comune ha assunto una nuova dirigente che sarebbero state quattro, con l’ultima giunta dopo che aveva già iniziato a lavorare. Nel corso dell’indagine non sarebbe emerso alcun interesse personale, ma una mala gestio della cosa pubblica. Per gli inquirenti le modalità di assunzione a dirigente (categoria D) dell’ingegner Lisa Collareda, estranea all’indagine, che ha iniziato a lavorare il 15 luglio 2013, non hanno rispettato la norma. Per il pm, che aveva avviato le verifiche dopo un esposto del sindacato Cub, l’assunzione è irregolare, perchè era stata utilizzata la graduatoria del Comune di Conco in virtù di una convenzione (firmata dopo erano già noti i nomi dei vincitori). Da categoria C - determinazione di Salamino del 5 luglio - la dipendente è stata assunta in D con decreto del sindaco in pari data, ma Dal Toso non avrebbe potuto sottoscriverlo (quel tipo di incarichi va disposto dal dirigente) e quindi l’atto è «viziato da illegittimità». Di quell’atto sono state realizzate 4 versioni, fra il 5 e il 23 luglio, che hanno modificato l’iniziale provvedimento «per sanare ed occultare i profili di illegittimità».

Gli imputati, difesi dall’avv. Antonio Marchesini, contestano le accuse e professano la loro innocenza. Cocco ha portato acqua al mulino della difesa: ha spiegato di aver redatto una bozza prima delle ferie e di non aver cambiato la data, quando aveva completato il documento, anche con le correzioni del segretario, al suo rientro in ufficio. E anche il collega Ortensio Asnicar (sentito con Daniela Sassaro) avrebbe ridimensionato le accuse.

Il 14 novembre hanno chiesto di essere sentiti gli imputati, per dare la loro versione dei fatti. Quanto riferito da Cocco semplifica, non poco, la loro posizione.

Diego Neri
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