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22.07.2018

La Pieve edificata dopo una brentana

Un’immagine risalente agli inizio del ’900 dell’antica pieve di San Martino a Brogliano, chiesa matrice della valle dell’AgnoEcco la “Madonna vestia” della pieve di San Martino, come documenta questa fotografiaUn particolare dell’interno della pieve di Brogliano con volti sacri alle paretiCosì la Pieve di San Martino,  come si presenta ai nostri giorni
Un’immagine risalente agli inizio del ’900 dell’antica pieve di San Martino a Brogliano, chiesa matrice della valle dell’AgnoEcco la “Madonna vestia” della pieve di San Martino, come documenta questa fotografiaUn particolare dell’interno della pieve di Brogliano con volti sacri alle paretiCosì la Pieve di San Martino, come si presenta ai nostri giorni

La valle dell’Agno non smette mai di sorprendere e invita il visitatore a scoprire luoghi ricchi di storia e di bellezze architettoniche. È il caso della antichissima Pieve di San Martino, appollaiata sul fianco del colle vicino al torrente Agno a circa un chilometro dal centro di Brogliano. È fatta risalire al IX-X secolo per la sua tipologia di chiesa con due absidi affiancate, matrice di tutte le chiese della valle e custode della presenza longobarda nella zona. Nella prima organizzazione ecclesiastica del territorio vicentino, Brogliano e la valle dell’Agno dipendevano dalla Pieve di Santa Maria di Montecchio Maggiore, dalla quale si staccarono nel quattordicesimo secolo, quando la chiesa di San Martino fu elevata alla dignità pievana. Prima dell’attuale chiesa, nella zona di San Martino ve ne era un’altra, edificata fra il VI e il VII secolo ai margini del torrente Agno e aveva intorno il cimitero (visibile in parte ancora oggi), luogo di sepoltura anche per le popolazioni al di fuori della vallata. La costruzione subì diverse devastazioni, dapprima ad opera degli Ungari, che raggiunsero la vallata attraverso il passo delle Chiuse di Castelgomberto, percorrendo la strada addossata ai monti, che da allora si chiama strada “ungarica” (oggi strada provinciale di Peschiera dei Muzzi); poi, la totale distruzione fu causata dall’Agno con una “brentana” (si chiama così ancora oggi la piena dell’Agno, che deriva il nome dai romani: flumen amnius, cioè fiume torrentizio). Questi eventi comportarono la temporanea annessione del territorio a quello della Pieve di Santa Maria di Montecchio Maggiore. Gli abitanti del borgo di San Martino, posto ai piedi dell’attuale chiesetta, si trasferirono a sud, dando origine al primo nucleo dell’attuale centro di Brogliano o, perlomeno, andando a incrementare il piccolo nucleo esistente intorno al Castello (attuale via Castello). Quindi, l’attuale edificio non è la primitiva Pieve di San Martino, che viene riedificata a poca distanza dalla precedente su una modesta altura, a riparo dalle piene dell’Agno. Si presume che la data della sua costruzione sia compresa fra il 1000 e il 1100, anche se solo nel 1300 fu elevata a Pieve; nel frattempo ha mantenuto tutte le sue prerogative di Pieve (da Trissino a Rovegliana, non esisteva ancora Recoaro); ne resta testimonianza la meravigliosa acquasantiera, che si trova all’entrata, proveniente dalla chiesa precedente, risalente all’età romanica, anche se la scultura per il suo simbolismo può essere assimilata alla produzione di epoca paleocristiana: si ipotizza che sia il basamento di una vasca battesimale perduta. La chiesetta, come si vede oggi, è di stile tardo romanico con il campanile inglobato nella navata e nella parete sud si vedono pitture medioevali di grande interesse, ma nel corso dei secoli ha subito molte intrusioni di stile rinascimentale e barocco. Nel corso dei secoli ha conosciuto periodi di splendore ad altri di abbandono tanto che nel 1568 il vescovo di Vicenza ne ordinava la chiusura e la sospensione delle funzioni religiose se non si fossero iniziati subito i lavori di sistemazione. Lavori che dovettero andare per le lunghe, se nel 1580 il vescovo Michele Priuli in visita pastorale rilevò che perdurava lo stato di degrado. Con ogni probabilità era successo che a seguito del trasferimento di molti abitanti di San Martino nell’abitato sorto intorno al Castello (ancora oggi si chiama via Castello, che si diparte dall’attuale piazza Roma), la Pieve era stata in parte abbandonata e i fedeli frequentavano la chiesa dell’Assunta all’interno del borgo medievale. Questa chiesa, infatti, risale al 1442 e restò chiesa parrocchiale fino al 1895, quando venne edificata su una nuova area (oggi si chiama piazza Roma) la nuova chiesa parrocchiale (quella odierna), che trasferì il titolo patronimico di Madonna Assunta. Nel 1935 la vecchia chiesa fu restaurata e dedicata a Sant’Antonio, oggi è sconsacrata ed è la sede di incontri culturali. La pieve di San Martino, testimonianza degli antichi abitanti della valle dell’Agno, che hanno edificato questa opera di fede, che è stata nei secoli veicolo di civiltà, vale la pena di essere visitata, perché mostra ancora i segni di questo cammino. Nelle murature esterne ci sono elementi che sicuramente provengono dalla chiesa originaria travolta dall’Agno. All’interno di grande interesse vi sono il cinquecentesco pulpito ligneo, il tabernacolo (tardo ‘600), la statua della Madonna “vestia” (cioè veniva vestita con gli abiti ricamati in broccato, contornati di pizzi in occasione delle processioni - un secondo esemplare è presente nella chiesetta della Madonna della Neve a Madonnetta di Cereda), e gli affreschi murali attribuiti a scuola giottesca, come la Trinità e la pala di San Martino. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Aristide Cariolato
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