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20.03.2018

«Aspettiamo ancora i permessi di soggiorno»

Alcuni dei giovani immigrati domiciliati a  Brogliano impegnati nella lezione di italiano.   A.C.
Alcuni dei giovani immigrati domiciliati a Brogliano impegnati nella lezione di italiano. A.C.

Lanciano l’appello quattro giovani profughi del Mali. Chiedono di accelerare le pratiche di soggiorno per trovare un lavoro e aiutare le famiglie che vivono di agricoltura e pastorizia. Nel loro paese la siccità ha rovinato i raccolti, fatto morire gli animali. «Vorremo aiutare i nostri familiari, ma come facciamo, siamo senza il permesso di soggiorno e non possiamo trovare lavoro – dicono i giovani, che da oltre un anno sono alloggiati in una casa nel centro storico del paese, assistiti dalla Caritas diocesana. Si chiamano Mouhamad, Lassine, Mouctare e Mamadou, hanno tutti 21 anni. Nel loro paese hanno frequentato la scuola francese, poi hanno deciso di lasciarlo. Con un viaggio di sofferenze e patimenti, col cibo scarsissimo e il rischio di morire per strada, attraverso la Nigeria e l’Algeria sono arrivati in Libia. Da qui, appena hanno potuto salire su un barcone, sono scappati in Italia, alla ricerca di un futuro. Da Lampedusa sono stati dirottati a Vicenza. La Caritas diocesana si è messa in contatto con don Adriano Pretto Martini, allora parroco di Brogliano ed ora, da oltre un anno, sono qui, in spasmodica attesa del permesso di soggiorno, che sembra non arrivare mai. I giovani non sono rimasti con le mani in mano. Hanno detto loro che l’integrazione passa, innanzitutto, attraverso la conoscenza della lingua italiana. E loro dopo un anno di frequenza settimanale alla scuola del Centro per Adulti di Vicenza, hanno conseguito l’attestato. «Ormai capiscono bene la nostra lingua e si sforzano di migliorarla – dicono due volontarie che aiutano i quattro maliani a districarsi nei meandri della grammatica italiana. Sono ragazzi volenterosi e disponibili. Sanno cucinare. La loro specialità è il tè verde, gustoso e profumato, che preparano, seguendo la ricetta tradizionale del Mali ed offrono con grande ospitalità a chi fa loro visita. Fanno il bucato, tengono in ordine la casa, dove vivono. Durante l’estate li abbiamo visti pulire il giardino della canonica, hanno partecipato ai tornei di beach volley, giocano al pallone, frequentano il centro parrocchiale. Vogliono essere parte attiva della vita sociale del paese. Il loro obiettivo è avere un lavoro e poter essere autonomi. Dispiace - concludono le insegnanti volontarie - vedere tanta buona volontà vanificata dai tempi lunghi, che comporta la domanda di permesso di soggiorno». I quattro ragazzi del Mali vengono da famiglie di agricoltori, la loro passione è la terra. «Vorremmo poter disporre di un pezzo di terra per coltivarla» dicono tutti insieme. Ma, quando potranno realizzare questo loro desiderio? O almeno, trovare un lavoro e aiutare le loro famiglie indigenti? • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Aristide Cariolato
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