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28.08.2016

San Biagio, ossa
e monete del 1300
dagli scavi

La facciata dell’antica chiesetta incastonata fra le colline di Grumolo Pedemonte. FOTOSERVIZIO STELLAIl pavimento in cemento che custodiva il tesoro rinvenuto
La facciata dell’antica chiesetta incastonata fra le colline di Grumolo Pedemonte. FOTOSERVIZIO STELLAIl pavimento in cemento che custodiva il tesoro rinvenuto

Una lastra tombale in pietra che contiene ossa umane, alcuni frammenti ceramici di epoca medievale e una serie di 24 monete, coniate tra il XII ed il XV secolo. Un piccolo tesoro quello emerso durante il sondaggio archeologico preliminare voluto prima di dare il via ad un restauro conservativo, all’antica chiesetta di San Biagio di Grumolo Pedemonte. L’edificio è noto per la ricchezza del ciclo di affreschi interni, i più antichi risalenti all’inizio del Trecento, e per il famoso Polittico di San Biagio risalente alla prima metà del Quattrocento

Conosciuta come “la perla delle Bregonze”, la chiesetta richiede una serie di interventi per problemi causati dalle infiltrazioni di acqua piovana e del dilatarsi delle crepe nelle murature. Il restauro conservativo permetterà, fra l’altro, di comprendere le fasi di costruzione della chiesa, nominata già in documenti ufficiali nel 1297.

«Dopo aver rimosso il pavimento in cemento, realizzato tra il 1930 e il 1935, abbiamo appurato che l’edificio è stato costruito parte in piano, appoggiandosi sulla roccia madre, parte ricavando spazio con un’importante opera di riporto e riempimento nella zona più ad ovest», spiega il progettista Nazzareno Leonardi. «Sotto i lastroni, nelle vicinanze di una delle due porte di accesso, sono state trovate due piccole stanze quadrate con il soffitto ad archi di mattoni, che venivano utilizzate come ossari. In particolare è stata rinvenuta una lastra tombale in pietra: da un foro si notano alcune ossa, che appartengono sicuramente a un periodo precedente il 1630, anno in cui la chiesa di San Biagio ha smesso di fungere da parrocchiale di Grumolo».

Tra i manufatti rinvenuti, ci sono alcuni frammenti ceramici riferibili all’epoca medievale e 24 monete che, a una prima analisi, sono databili tra il XII ed il XV secolo. «Si tratta di monete molto rare che risalgono a un’epoca precedente la nascita della Repubblica Veneta: oggetti antichi, che nei musei archeologici della nostra zona non si trovano, e che sarebbe interessante capire da quale “zecca” provengono». Tutti i reperti sono già stati consegnati alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza che ne è proprietaria e si occuperà dello studio e del restauro.

Silvia Dal Maso
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