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24.09.2018

Le medicine di gruppo al bivio «Modello vincente, va salvato»

«Non si butti il bimbo con l’acqua sporca: le medicine di gruppo integrate sono una conquista per la sanità del territorio, per servizio alla salute e benefici economici. Queste conquiste devono essere salvaguardate e, laddove ci sono casi di cattivo funzionamento, vanno fatti i controlli e portate le modifiche necessarie». Testo e voce di Lino Ferrin, presidente regionale della Fipac; convitato di pietra la Regione Veneto, destinataria dell’accorato intervento del veterano rappresentante dei pensionati del lavoro autonomo di Confesercenti. Ferrin ha aperto e chiuso la tavola rotonda a Fara Vicentino, al ristorante da Piero e Marisa, cui hanno partecipato esponenti della mondo politico e medico. La sanità di territorio è la sfida di questi anni. «La deospedalizzazione», come ha ricordato Lino Busà, presidente nazionale Fipac, è una realtà con la quale le famiglie fanno regolarmente i conti. «Si viene dimessi dall’ospedale, ma non si sa quale struttura, se ce n’è una, si farà carico del paziente», precisa Robertino Cappozzo, sindaco di Lugo e presidente della conferenza dei sindaci del distretto dell’Alto Vicentino. «Per questo dovrebbero essere creati gli ospedali di comunità», ma stentano a partire: fino all’anno scorso, sottolinea Ferrin, erano stati attivati «solo 67 posti in cinque strutture dell’Ulss 8 Berica e 47 nell’Ulss 7 Pedemontana. Nel biennio 2018-19 è prevista l’attivazione di altri 60 posti nella 8 e 53 nella 7». Troppo pochi per una popolazione sempre più anziana. Ci sono poi le patologie croniche, da quelle cardiovascolari a quelle respiratorie fino al diabete, che richiedono una risposta di medicina generale che non gravi sugli ospedali. È qui che le medicine di gruppo integrate costituiscono «la risposta migliore», dice la Fipac. Le medicine di gruppo sono state attivate nel corso degli anni, anche in base al Piano socio sanitario regionale del 2012. Oggi coprono meno del 25 per cento del totale della medicina sul territorio. Nell’Ulss 8, si contano 42 tra medicine di gruppo integrate, semplici e Utap autorizzate; nell’Ulss 7 sono 39. In tutto servono 450 mila persone. Numeri alla mano, Mauro Loison, medico coordinatore di una medicina di gruppo integrata di Vicenza, ha portato i risultati del lavoro svolto, spiegando i vantaggi per tasche e salute: «Si contano sempre i costi delle medicine di gruppo, ma si dimentica di calcolare che i risparmi per minori accessi al pronto soccorso e minori ricoveri sono molto più alti». Anche «tre volte maggiori», afferma Ferrin, che si appella alla Regione: «La giunta Zaia ora dice che sono un fallimento, ma non è così: si abbia il coraggio di controllare e di raddrizzare i casi che non funzionano, ma non si butti il bimbo con l’acqua sporca». A sottolineare la forza di «una sanità pubblica di territorio e per il territorio» è lo stesso sindaco Cappozzo, cui si unisce Daniela Sbrollini, senatrice del Partito democratico. «Chiediamo disperatamente un incontro al ministro della Salute Grillo, anche perché non conosciamo le linee programmatiche del Ministero, che non ha inteso finora incontrare nessuno», nemmeno i rappresentanti del medici. «Lo scaricabarile tra Stato, Regione e Comuni - conclude Sbrollini - non serve a nessuno, men che meno a chi, come il Veneto, parte da buoni livelli di servizio socio-sanitario. Risultati costruiti negli anni che ora vanno salvaguardati». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

M.SC.
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