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09.02.2019

Cappozzo al capolinea «Ma resto in politica»

Il sindaco Robertino Cappozzo saluta dopo due mandati. FOTO CISCATO
Il sindaco Robertino Cappozzo saluta dopo due mandati. FOTO CISCATO

Sarà ricordato come il sindaco che, non senza polemiche, ha cambiato volto alla piazza. «E non dimentichiamo la scuola». Ma, a pochi mesi dallo scadere del suo secondo mandato, Robertino Cappozzo, 53 anni, espressione di una lista civica di centro, non ha esaurito la voglia di fare politica. «Dopo due mandati, purtroppo non posso più fare il sindaco ma mi piacerebbe continuare a fare politica e non buttare via il bagaglio di esperienza costruito in dieci anni». Sta dicendo che il potere logora chi non ce l’ha? Più semplicemente direi che più si è presenti nella vita amministrativa, più la macchina prende. Nel mio caso anche l’esperienza di presidente della conferenza dei sindaci è stata molto importante. Vuol dire che correrà a supporto di un altro candidato? Sì. Abbiamo formato una squadra e individuato una persona disponibile a portarla avanti, anche per far crescere alcuni giovani che al momento non possono impegnarsi in prima persona. Facciamo nome e cognome? Sarà ufficializzato la prossima settimana. Posso dire che è una persona con esperienza e conoscenze e io sarò disponibile ad essere al suo fianco. La Lega non ha fatto segreti del suo candidato, tappezzando il paese con manifesti in cui Carlo Lironi ufficializza la sua discesa in campo. Prendo atto che, anche in un paese piccolo, il ruolo di sindaco è ambito e questo mi fa molto piacere. Mi piacerebbe anche vedere candidati che vivono la comunità, si preoccupano di problemi quotidiani e nel progetto di mandato seguono un percorso. Mi auguro che chiunque si candidi abbia questa motivazione. Sa che la nuova piazza un po’ rispecchia il suo stile? A me piace molto. Ha bisogno di anni prima di essere metabolizzata, ma la considero una chicca. Il progetto sarà ultimato entro fine mandato e poi verrà integrato con la sistemazione dell’area Ater, ma già oggi possiamo dire di avere una piazza da vivere, scenario ideale per cerimonie, dove i bambini possono giocare. Confesso che mi fermo spesso a guardarla: ha una terrazza invidiabile che guarda sulle nostre montagne e l’ulivo comincia ad esserne parte integrante. È l’opera di cui è più orgoglioso? No, quella è la scuola elementare, perché lì c’è il futuro. Sono progetti unici. Essere riuscito a farli entrambi è una grande soddisfazione. Un rammarico? Sono due: non aver visto finita la parte di piazza che fa capo all’Ater e non essere riuscito a completare la struttura di Monte Cavallo, che mi sta molto a cuore. In fatto di viabilità invece sembra esserci un’accelerata. Sarà realizzata la rotatoria di San Giorgio, sono già partiti i lavori per il marciapiede in via Serra, ma è già finanziato per metà il progetto per collegare i marciapiedi via Cartiere a Calvene. Direi che con questo vengono garantiti i punti fondamentali. Facciamo un salto di dieci anni: cos’è cambiato rispetto alla sua prima candidatura? Mi ha sorpreso l’abbandono, il disinteresse per il bene pubblico. Non mi capita più di andare al bar e parlare di politica, le persone disposte a portare avanti un progetto sono poche e questo è un dispiacere grande. Eppure Lugo ha una grande forza nel volontariato. È vero: abbiamo una realtà invidiabile, in tutti i settori. È stato più bravo o fortunato? Bravo me lo diranno forse fra dieci anni. Ho avuto la fortuna di essere al posto giusto al momento giusto: penso al finanziamento per la piazza: su seimila comuni che hanno fatto domanda, noi siamo rientrati nei primi cento. Ho fatto il mio periodo di apprendistato, ho cercato di imparare e copiare dagli altri le cose belle. Ho lavorato molto per creare una squadra, sia in giunta che negli uffici, che lavorano bene. Chiunque sia il prossimo sindaco, gli auguro di avere le soddisfazioni che ho avuto io. Ha un po’ di magone? Sì, ma sono felice. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marialuisa Duso
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