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26.09.2017

Salvò 300 persone
e finì a Mauthausen
L’addio a Liliana

Liliana Martini con il libro “Catena di salvezza” da lei scritto e, a destra, il simbolo riportato sulla sua divisa da internata a Mauthausen
Liliana Martini con il libro “Catena di salvezza” da lei scritto e, a destra, il simbolo riportato sulla sua divisa da internata a Mauthausen

«Tanta rabbia, uno smisurato senso di ribellione ma l’'odio no, quello non l’ho mai provato». Così, qualche anno fa, Carla Liliana Martini descriveva la sua tragica esperienza nei lager di Mauthausen, dove venne deportata all'età di 17 anni e marchiata con il numero 18974, Linz e Grein, con il lavoro massacrante, gli interrogatori sotto tortura e la fame.

Parole cariche di coraggio e di grande umanità quelle lasciate in eredità dalla partigiana Croce al Merito di guerra e Medaglia della Liberazione, scomparsa ieri mattina all'età di 91 anni nella sua casa di Zanè. Un'esistenza vissuta all'insegna dell'altruismo fin da quando, non ancora diciottenne, fece parte della rete di solidarietà che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, da Padova aiutò i prigionieri alleati evasi ed ebrei ad arrivare in Svizzera. Una “catena di salvezza” che, con l’aiuto di padre Placido Cortese e dell’ufficiale Armando Romani, garantì il salvataggio di oltre 300 persone ma che costò a Liliana Martini e alla sorella Teresa l'arresto e la deportazione a Mauthausen che lei descrisse così: «Una vista agghiacciante, da togliere il respiro. Un triste convoglio, lo scricchiolio di tanti piedi, la puzza di carne bruciata, il portone enorme con la scritta “Arbeit macht frei”, le due muraglie con i fili ad alta tensione, le canne delle mitragliatrici tra le torrette».

Una storia di Resistenza che la partigiana zanadiense decise di raccontare prima nell'opera “Catena di salvezza”, pubblicata nel 2005, e poi attraverso gli incontri pubblici e le visite agli studenti in occasione della Giornata della Memoria.

«A distanza di tempo, mi rendo conto che quanto è accaduto in modo così osceno, inumano, spesso indicibile, ha un senso - si legge nel suo libro autobiografico che vanta la prefazione di Tina Anselmi - quello della memoria per il futuro, ricordare per i posteri, fiduciosi che la memoria possa fungere da limite, affinché quanto avvenuto con vergogna dell'umanità tutta non abbia a ripetersi».

Un impegno a mantenere viva la memoria su questo tragica pagina di storia che Liliana Martini ha condiviso con il marito Carlo De Muri, anch'egli riuscito a sfuggire alla furia dei tedeschi, con il quale si trasferì a Zanè dove ha insegnato per anni alla scuola media e ha avviato la biblioteca civica.

«La morte di Liliana Martini è una grande perdita per tutti noi, la sua testimonianza era preziosa per la comunità e in particolare per i nostri giovani - afferma il sindaco Roberto Berti - Impossibile dimenticare il coraggio con cui in questi anni ha raccontato della sua prigionia e soprattutto la sua partecipazione da giovanissima alla “catena di salvezza”. Per questo suo impegno nel 2014 era stata premiata dal Comune di Oggiono, il paese in provincia di Lecco dove si trova la piccola stazione attraverso cui passava il treno diretto in Svizzera carico degli ebrei che lei aiutò a salvare».

Il funerale di Liliana Martini si terrà domani alle 10.30 nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, mentre il rosario sarà recitato oggi alle 19.

Alessandra Dall’Igna
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