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05.06.2018

Palladio svela
i segreti della villa
Forni Cerato

MONTECCHIO PRECALCINO. Un “dream team” di esperti e autorità per donare alla comunità il villino Forni Cerato, struttura inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco, costruito nel 1565 e attribuito all’architetto Andrea Palladio. Lo storico edificio di via Venezia a Montecchio Precalcino, dopo essere rimasto in uno stato di abbandono per decenni, è stato riaperto al pubblico ospitando oltre 400 visitatori, curiosi di osservare da vicino la struttura che, solo pochi mesi fa, è stata definita «bella e pura nelle sue linee palladiane» da Vittorio Sgarbi. Una descrizione alla quale si aggiungono le parole di Lino Dainese, fondatore di Dainese e presente al “porte aperte“ in villa, in veste di presidente del Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio. «Era un rudere ed è un rudere, - ha affermato - ma ora ha un'anima».È stato l'imprenditore vicentino Ivo Boscardin, che l'anno scorso ha acquistato la struttura per vent'anni in balia di una procedura fallimentare, a far nuovamente palpitare il cuore di villa Forni Cerato. Lo ha reso possibile aprendola al pubblico e promuovendone la rinascita assieme all'ideatore del restauro, l'architetto Diego Peruzzo. Un progetto subito condiviso con il Comune, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle Province di Verona, Rovigo e Vicenza, lo Iuav di Venezia, l'Università di Padova e il Cisa: istituzioni rappresentate, durante il workshop andato in scena dopo la visita alla villa, rispettivamente dal sindaco Fabrizio Parisotto, dal soprintendente Fabrizio Magani, dal docente di Fonti e metodi per la storia moderna dell'Università di Padova Andrea Savio e dal direttore del Cisa Guido Beltramini. «Questo è un “dream team”, un modello esemplare da seguire nel recupero dei beni culturali», ha dichiarato quest'ultimo. «Villa Forni Cerato era uno dei nostri crucci in quanto struttura di grande importanza che verteva in un grave stato di abbandono».«Sono rimasto sorpreso - ha aggiunto Magani - quando Boscardin ha deciso di investire le proprie risorse per restituire l'opera alla comunità: è un caso unico in regione e in generale è raro che un privato decida di intraprendere un percorso di condivisione come questo».Per Savio si tratta di un progetto che «apre le porte alla ricerca storica, architettonica e artistica: sono state gettate le fondamenta di un futuro roseo per la villa».Quello che inizierà nei prossimi mesi sarà «un restauro “timido” - lo ha definito l'architetto Peruzzo - non invasivo e che rispetterà la storia della villa». «Molti cittadini attendevano da anni questo momento», ha evidenziato il primo cittadino Parisotto. «L'affluenza ha confermato le nostre aspettative», è stata la conclusione di un soddisfatto Ivo Boscardin. «Vogliamo condividere il restauro con il pubblico, perciò entro il 2019 la villa sarà visitabile: un bene così importante non può essere di uno o di pochi, ma di tante, tantissime persone».

Marco Billo
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