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03.12.2018

«Lui la seguiva pure alle cene tra colleghe»

I carabinieri fuori dall’abitazione di via Aldo Moro a MaranoAnna Filomena Barretta e Angelo Lavarra in un momento felice
I carabinieri fuori dall’abitazione di via Aldo Moro a MaranoAnna Filomena Barretta e Angelo Lavarra in un momento felice

Ad armare la mano di Angelo Lavarra e a spingerlo a premere il grilletto per uccidere la ex moglie è stata la gelosia. Ne sono sempre più convinti gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Luigi Salvadori, che indagano sulla morte di Anna Filomena Barretta. Il movente è stato messo nero su bianco pure nell’ordinanza firmata dal giudice Massimo Gerace che sabato, al termine dell’interrogatorio di convalida durante il quale Lavarra ha fatto scena muta, ha disposto la custodia cautelare in carcere della guardia giurata per omicidio volontario. LE BOTTE. Mano a mano che i carabinieri del nucleo investigativo scavano nelle vite degli ex coniugi, che si erano separati consensualmente pochi giorni prima della disgrazia, emerge un quadro familiare decisamente diverso da quello della pubblicità. I militari guidati dal colonnello Giuseppe Bertoli hanno scoperto che Barretta, 42 anni, era finita al pronto soccorso nel 2009 e nel 2015. In entrambi i casi aveva dichiarato di essere stata picchiata dal marito. Le erano state riscontrate la frattura del setto nasale e la lesione di un timpano, ma poi non aveva voluto sporgere denuncia. Quando gli investigatori lo hanno fatto presente a Lavarra, quest’ultimo ha negato di aver picchiato la ex moglie e precisato che, al massimo, si davano qualche strattone quando litigavano. LE CENE. Barretta era molto discreta. I rapporti con le altre cassiere del Carrefour di Thiene erano più che buoni, ma parlava raramente della relazione con il marito. Con un paio di colleghe si era però lasciata andare ad alcune confidenze. Queste ultime hanno raccontato ai carabinieri che l’amica aveva un certo timore dell’ex marito e lo accusava di essere troppo geloso e possessivo. Le colleghe della vittima hanno inoltre riferito di due cene tra cassiere del Carrefour, avvenute quando la coppia era ancora sposata, dove Lavarra avrebbe preteso di accompagnare la moglie per tenerla sotto controllo. In quelle circostanze lui era l’unico uomo seduto alla tavolata di donne e lei aveva accettato la sua presenza solo per dimostrargli che non aveva alcuna relazione extraconiugale da nascondergli. LO SPARO. Dopo il fermo della guardia giurata, che continua a protestare la propria innocenza, il lavoro degli investigatori prosegue per mettere al posto giusto gli ultimi tasselli del puzzle. Mancano ancora i risultati delle prove dello stub e dei rilievi sulla pistola inviati al Ris. In base agli elementi raccolti, i detective propendono per l’omicidio premeditato. Secondo la loro ricostruzione, Lavarra ha chiamato il 118 e il 112 in rapida successione: la prima telefonata è stata fatta alle 10.10, la seconda due minuti più tardi. Il medico del Suem e quello che ha effettuato l’autopsia sostengono che la morte della donna risale ad alcune ore prima rispetto all’orario in cui è stato dato l’allarme. Al momento, nessuno dei vicini di casa avrebbe riferito agli inquirenti di aver sentito il colpo di pistola. Una circostanza alquanto singolare. Lavarra potrebbe dunque aver utilizzato qualcosa (un cuscino?) per attutire lo sparo oppure qualcuno potrebbe aver mentito. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Valentino Gonzato
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