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20.04.2017

«Derubato
da chi mi
conosceva»

Carabiniere del radiomobile di Thiene in servizio
Carabiniere del radiomobile di Thiene in servizio

MARANO. «Dicevo agli altri di stare attenti alle banche, di non fidarsi perché ti fregano, e guarda che cosa mi è successo: sono stato tradito da qualcuno che mi conosceva bene. Certo, a posteriore avrei fatto meglio a portarli in banca e a tenerli sul conto. Con tutto quello che abbiamo letto in questi anni pensavo di avere fatto la cosa più saggia. Ma ormai è successo, non si può tornare indietro». Antonio, nome di fantasia del pensionato di Marano che ha cercato di uccidersi dopo avere scoperto che sconosciuti gli avevano rubato i risparmi, 150 mila euro, nascosti nella testiera in ferro del suo letto, si sta lentamente riprendendo. È un uomo prostrato dal dolore, ma la terapia iniziata al reparto di psichiatria di Santorso dov’è stato ricoverato per qualche giorno ha fatto effetto.

 

SOSPETTI. «I soldi li nascondevo lì da anni, perché ritenevo che nessuno potesse arrivarci - aggiunge -. Ero così sicuro che mi sono accorto del furto dopo diversi giorni, almeno immagino, perché non è che guardassi a cadenza fissa». Antonio abita in un appartamento di una palazzina. Riferisce che non ha mai frequentato molto Marano, poiché è originario di un paese vicino, e per il suo lavoro, che lo portava spesso a viaggiare, era costantemente fuori. Almeno fino a quando non è andato in pensione dopo avere lavorato quasi 50 anni. In più di qualche occasione aveva riferito al bar di avere parecchi soldi in casa, ma mai, giura, di avere detto dove li tenesse. «Non sono sprovveduto del tutto - sottolinea - e ritenevo che fosse impensabile risalire al nascondiglio».

 

NESSUNO SCASSO. Quello che fa molto insospettire i carabinieri della compagnia di Thiene che hanno avviato le indagini è che non c’era alcun segno di scasso. Dunque, chi è entrato nell’abitazione di Antonio era un professionista, magari incaricato da chi aveva avuto la notizia della presenza del piccolo tesoro nel letto, oppure qualche persona a lui molto vicina. «Le ho pensate tutte - spiega - perché quando me ne sono accorto è stato un trauma. Mi pareva di impazzire perché era una situazione surreale».

 

IMPRONTE. Il derubato dopo avere presentato la denuncia ai carabinieri del capitano Davide Rossetti ha pensato di farla finita. Gli pareva impossibile di avere fatto una fine del genere e una volta rientrato a casa ha predisposto l’occorrente per farla finita. Il classico cappio e un anello al quale attaccarsi. Provvidenziale è risultato il sopralluogo dei militari thienesi. Sono stati i detective del nucleo operativo a recarsi nell’appartamento per rilevare le eventuali impronte a scoprire che Antonio stava per attuare il suo disperato proposito. Sono stati momenti concitati ma per fortuna decisivi per salvarlo. I carabinieri non hanno perso tempo e, una volta messo in sicurezza l’uomo praticandogli le manovre idonee, hanno chiesto anche l’intervento della polizia locale per un trattamento sanitario obbligatorio col trasferimento del paziente in psichiatria a Santorso. Insomma, la sinergia tra gli investigatori dell’Arma e i vigili urbani del comandante Giovanni Scarpellini ha avuto il merito di scongiurare il suicidio.

 

GUARIGIONE. Il momento topico è stato superato da Antonio, che ringrazia i tutori dell’ordine. Adesso è confortato dai famigliari che hanno steso una rete protettiva per aiutarlo, assieme alla terapia farmacologica, a superare il fortissimo stress. Ci vorrà del tempo. «Alla luce di quello che mi è successo è assurdo tenere tanti soldi in casa. Lo so che c’è tanta gente che lo fa. Consigli? Nessuno, penso a superare la delusione».

Ivano Tolettini
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