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12.02.2019

Chiedono la carità, ma c’è una regia

C’è l’ipotesi che esista  un racket che controlla l’accattonaggio in città
C’è l’ipotesi che esista un racket che controlla l’accattonaggio in città

L’ombra del racket, di un’organizzazione che gestisce gli spostamenti e gli orari “di lavoro” degli accattoni, quotidianamente presenti a chiedere l’elemosina fuori dai supermercati, davanti ad alcune attività del centro storico o nei pressi del centro sanitario polifunzionale Boldrini di Thiene. È più di un sospetto quello dell’assessore alla sicurezza Alberto Samperi che, assieme al comandante del consorzio di polizia locale Nordest Vicentino Giovanni Scarpellini, ha disposto diverse attività di controllo per frenare un fenomeno dai risvolti allarmanti. «Pur non avendo ancora delle prove che vadano a confermare le nostre ipotesi, sospettiamo che ci sia un’organizzazione dietro alle persone che puntualmente chiedono l’elemosina nella nostra città», spiega Samperi. «Stiamo procedendo con l’identificazione di questi soggetti, tra i 20 e i 30 anni e di origine straniera. Nessuno vive a Thiene, ma risiedono a diversi chilometri di distanza. Addirittura una persona ha la residenza a San Martino di Lupari, nel padovano. Questo e altri aspetti che stiamo accertando, ci portano a pensare che dietro a una semplice richiesta di carità si nasconda invece un’organizzazione illegale. Una sorta di sistema che coordina gli accattoni non solo di Thiene, ma probabilmente di un’area più ampia considerato che episodi simili sono stati rilevati in diversi paesi e città del vicentino». Per l’assessore le zone della città maggiormente interessate dal fenomeno sarebbero via Gorizia nelle vicinanze del supermercato A&O, via dei Quartieri nei pressi del Conad, di fronte ad alcuni negozi di via Santa Maria Maddalena e davanti l’ex ospedale di via Boldrini. «In queste ultime due aree possiamo addirittura parlare di “accattonaggio storico”. Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni della presenza di accattoni che talvolta assumono atteggiamenti molesti. È proprio la molestia che permette ai cittadini di denunciare l’autore del reato: se venissero depositati degli esposti, di sicuro le forze dell’ordine avrebbero più margine di manovra per indagare sul fenomeno. Il Decreto Sicurezza, infatti, prevede delle azioni specifiche per combattere l’accattonaggio organizzato», evidenzia Samperi. «Alle richieste di elemosina invito i cittadini a donare generi alimentari. In caso di rifiuto, evidentemente gli accattoni cercano soldi, mentre se li accettano significa che effettivamente si trovano in una situazione di necessità. Doniamo cibo, non doniamo denaro: temo che i cinquanta centesimi, piuttosto che l’euro consegnato all’uscita del supermercato, vadano ad alimentare un racket gestito da qualcuno che ci guadagna illegalmente. Infine, ricordo che a Thiene esistono diverse associazioni e istituzioni, tra cui il Comune, che dispongono dei mezzi e delle strutture necessarie per aiutare le persone in difficoltà». Un sospetto condiviso anche dal comandante della polizia locale, Giovanni Scarpellini. «Si tratta di un fenomeno decisamente negativo: è evidente la presenza di un’organizzazione perché le persone che chiedono l’elemosina sono sempre diverse e non si ostacolano mai tra di loro. Anche a mio avviso se la gente donasse generi alimentari anziché denaro il fenomeno si conterrebbe», conclude Scarpellini. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marco Billo
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