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07.11.2017

«Più diritti nel Sud Sudan
Ora aspettiamo il Papa»

Riboni in Sud Sudan. ARCHIVIO
Riboni in Sud Sudan. ARCHIVIO

«Ancora oggi in Sud Sudan le donne non valgono niente. Per questo è necessario aiutarle come meglio si può: gran parte delle incombenze, non soltanto quotidiane, ricade su di loro mentre gli uomini si dedicano soprattutto al commercio delle armi oltre che all’allevamento delle mucche». Parole, amare, quelle di Vincenzo Riboni ospite della parrocchia di Santa Maria Assunta a Caltrano per raccontare della sua opera in quel paese così come di quella del Cuamm l’associazione dei medici missionari di cui fa parte. Le prospettive per una terra al suo interno in continuo conflitto tribale, così come con alcuni degli Stati confinanti, sono molto incerte, anche se non manca un sottosuolo ricco di materie prime. Già primario del pronto soccorso al “San Bortolo” di Vicenza, il dott. Vincenzo Riboni è da poco rientrato da un lungo periodo di permanenza nello stato africano dove ha curato, in particolare l’accesso alla maternità in condizioni meno precarie così come si è dovuto occupare, moltissimo, di ferite d’arma da fuoco. «In apparenza potrebbe sembrare una battaglia persa - ha sottolineato - perché i conflitti si ripetono; a volte cessano un po’ e in altri casi si allargano. Però bisogna insistere ed aiutare la popolazione. Non c’è altra strada se di desidera la comparsa di qualche spiraglio. Tutti noi operatori umanitari speriamo nell’arrivo di Papa Francesco, forse per il 2018. Il pontefice vuole fortemente questo viaggio. Dovrebbe affrontarlo assieme a rappresentanti di altre confessioni religiose per testimoniare e per mediare fra le diverse posizioni religiose e politiche». In un quadro così apparentemente desolante il ruolo del Cuamm, così come di altre organizzazioni solidaristiche, si configura di grande rilevanza perché promuove formazione ed educazione al rispetto reciproco mentre per chi sta a casa c’è l’ obbligo morale di conoscere e sostenere.R.A.

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